Politica

LA GUERRA DEI SEI RE IN ITALIA. PRIMO EPISODIO. RE VITTORIO EMANUELE IV ED IL PRINCIPE EMANUELE UMBERTO

Fermi, non sto scherzando, si chiamano proprio così. Basta leggere. Prima però di affrontare tale ameno argomento debbo fare due premesse. La prima è che anche come repubblicano convinto riconosco il valore dell’istituto monarchico, tuttora adottato in civilissimi Paesi. E che ha fatto la storia dell’Europa e dell’Italia. Inoltre Casa Savoia è la più antica dinastia europea ed ha il merito dell’Unità. Assieme al demerito di come l’ha fatta e gestita. E l’incancellabile vergogna della fuga di Vittorio Emanuele III, che avrebbe invece potuto nel 1943 ripristinare l’orgoglio nazionale e rilanciare l’istituto monarchico. Dignitosissimo invece Re Umberto II.
La seconda premessa è che la Repubblica non riconosce i titoli nobiliari. Così non dovrò, se non per necessità di chiarezza, riportarli anch’io. Naturalmente bisogna distinguere tra monarchia ed uomini, tra veri o pretesi monarchi, tra veri o pretesi uomini. Tutto ciò ribadito bisogna ricordare – poiché ciò non pare troppo noto – che gli aspiranti re, a due troni (Regno d’Italia e Regno delle due Sicilie), sono almeno sei, e mi limito ai più noti. Due Savoia, padre e figlio; due Savoia Aosta, padre e figlio, divenuti frattanto capi di Casa Savoia; un Borbone italiano ed un Borbone di Spagna.

Ma andiamo con ordine. Dopo il referendum che sceglie la forma di Stato repubblicana nel giugno 1946, Umberto II non ne riconosce l’esito e non abdica, ma con grande serenità evita al Paese nuove tragedie e preferisce l’esilio. In quel momento la linea di successione al Regno è regolata dalla legge salica, che esclude la donna dall’ascesa al trono, ed è regolamentata da atti che precisano i criteri che presiedono ai matrimoni dei principi eredi (le regie patenti del 1780, il regio editto del 1782, lo Statuto Albertino del 1848, il Codice Civile del 1942). I matrimoni debbono avvenire tra pari ed avere l’assenso del re, in difetto si perdono i diritti di successione.
In tale linea di principio Vittorio Emanuele, sposato con la borghese Marina Doria, senza il regio assenso, sarebbe stato escluso dalla successione. Lo confermerebbe il fatto che Vittorio Emanuele è solo Principe di Napoli e non Principe di Piemonte, come consuetudine degli eredi Savoia. Analogamente Emanuele Umberto (non Filiberto) diviene Principe di Venezia, titolo estraneo alla tradizione sabauda e coniato da Napoleone Bonaparte per il figliastro. Sempre in tale orientamento, erede diviene il Duca Amedeo d’Aosta, seguito dal figlio Aimone e dal nipote Umberto di Savoia.

Secondo Vittorio Emanuele invece tutte le leggi che regolano Casa Savoia sono decadute con il passaggio alla Repubblica nel 1946. Pertanto le ripetute ammonizioni di Re Umberto al figlio sono radicalmente inutili e nulle. Il ragionamento è contorto, ed ha un difetto d’origine. Il devastante impatto sulla monarchia dell’assetto repubblicano o è considerato nella sua totalità, ed allora non può più neppure concepirsi una querelle dinastica, oppure, come preteso dal buon Vittorio, che ne utilizza solo un aspetto rivendicando la permanenza di altri diritti monarchici, assume la dimensione di un comico ragionamento letteralmente auto contraddittorio, che nega in premessa le proprie stesse conclusioni. Inoltre, a contraddirlo ulteriormente e clamorosamente il 15 dicembre 1969 – secondo fonti scritte consultabili su internet – Vittorio Emanuele, che si trova a Ginevra, dichiara di deporre il padre e si proclama Vittorio Emanuele IV, sovrano virtuale del Regno ed unico legittimo pretendente al Trono. Il giorno dopo, in quanto re conferisce alla moglie Marina Doria Ricolfi il titolo di Duchessa di Sant’Anna di Valdieri. In conclusione, ricorrendo, ed illegittimamente, a norme che si pretendono superate dalla Costituzione repubblicana, si risolve un problema che contemporaneamente si negava esistesse.
Re Umberto II muore in esilio con grandissima dignità nel marzo 1983 e la lotta per la successione diviene più aspra.
La situazione si complica con l’entrata in campo della Consulta dei Senatori del Regno, costituita il 20 gennaio 1955 da 160 senatori e riconosciuta espressamente da Re Umberto II, non abdicatario ed esule, nel febbraio successivo, che ha il compito della conservazione e della continuazione dei valori e della memoria politica e culturale del Senato del Regno. La missione della Consulta è attualmente rivendicata da due differenti ed opposte Consulte, una filo Aosta presieduta da Aldo Mola, l’altra filo Vittorio Emanuele presieduta da Emanuele Emmanuele.
Ma il sig. Savoia Vittorio Emanuele per la Repubblica Italiana o, a scelta, Principe Vittorio Emanuele o Re Vittorio Emanuele IV per altri, non cessa di avere gli onori della cronaca. La legge costituzionale del 23 ottobre 2002 gli consente il rientro in Italia, ed il signor re immediatamente chiede, assieme al figlio Emanuele Umberto, 260 milioni di danni per l’esilio alla Stato Italiano. Amedeo d’Aosta non condivide l’iniziativa, e di fronte alle risate generali tutto naufraga sul ridicolo. Precedentemente, durante l’esilio, si ricorda il processo a carico del re Vittorio Emanuele IV, dal quale egli esce assolto, per la morte di uno studente tedesco. A questo proposito quotidiani italiani riportano come lo stesso re abbia detto dei giudici di quel processo “anche se avevo torto debbo dire che li ho fregati”.
Infine, i quotidiani riferiscono che l’8 aprile 2009 è stato richiesto per il re Vittorio Emanuele IV il rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di funzionari pubblici. L’inchiesta aveva portato al suo arresto per una settimana il 16 giugno 2006. La richiesta dei pubblici ministeri viene accolta dal giudice per le indagini preliminari di Potenza il 23 settembre, e la prima udienza del processo si terrà il 21 dicembre. Un curriculum regale.

Di diverso spessore politico e culturale il figlio, sig. Savoia Emanuele Umberto, nato a Ginevra il 22 giugno 1972. Dopo la maturità scientifica conseguita in Svizzera, abbandona gli studi di architettura e si dedica alla finanza. In realtà, nonostante insista a farsi chiamare Emanuele Filiberto il suo nome è Emanuele Umberto Reza Ciro Renè Maria Filiberto. Quindi Emanuele Umberto. Il suo itinerario politico è già notevole. Viene trombato alle ultime elezioni politiche nella circoscrizione elettorale Europa, nella quale si era presentato con la sua nuova lista “Valori e Futuro”. Trombato anche alle elezioni europee del giugno 2009, alle quali si era candidato nel “suo” Nord Ovest nelle liste dell’UDC.

Diversamente proficuo il suo impegno culturale. Nel 2002, ancora in attesa del rientro in Italia, debutta come testimonial di una marca di sottaceti. A Roma nel settembre 2003 sposa l’attrice francese Clotilde Courau, dalla quale ha due realmente splendide bambine, Vittoria Cristina e Luisa Giovanna.
Quindi la richiesta di risarcimento allo Stato Italiano. Ad essa, per bocca di Carlo Malinconico, il governo italiano risponde che non solo non ritiene di dovere pagare alcunché ai Savoia, ma che pensa a sua volta di dovere chiedere i danni per le loro enormi responsabilità storiche. Successivamente il successo nella trasmissione televisiva Ballando con le stelle nel marzo 2009. A fine settembre il popolo ansioso apprende dall’autorevole settimanale Diva e Donna che dopo la mancata partecipazione a La tribù, missione India, il reality di Paola Perego, purtroppo cancellato dalla programmazione di Canale 5, Emanuele Umberto prenderà parte al grande evento culturale L’Isola dei famosi.
Ciò è però smentito il 20 ottobre 2009, sempre da Diva e Donna, che riporta, a consolazione generale dei sudditi, che Savoia condurrà una nuova trasmissione. “Tutto cambiato, tutto da rifare. Sto proprio lavorando in queste ore alla mia nuova trasmissione e sono più che entusiasta. Sarà una trasmissione nuova, una cosa bellissima per la RAI, prodotta da Bibi Bollandi, io sarò il conduttore”. Poco dopo la conferma. Dal 13 gennaio per cinque mercoledì Emanuele Umberto condurrà un talk show sull’Italia e sulla storia d’Italia. “Questo talk mi farà molto bene, perché finalmente imparerò qualcosa”. La sua consapevolezza di tale radicale necessità me lo rende quasi simpatico. Anche se ciò avverrà a spese dei contribuenti.
Per adesso Emanuele Umberto frequenta i salotti televisivi di Giletti, assieme ad autorevolissime personalità come Daniel Ducrot, e quelli di Chiambretti, e ragiona per affiancare Pupo. Nell’ottobre del 2009 presente a Domenica 5 Emanuele ammette di aver avuto problemi di droga.
Sicuramente sincero è molto migliore del padre e non mostra alcuna arroganza, speriamo che in futuro voglia fare solo l’uomo di spettacolo. E’ meglio per tutti. Ma che differenza tra i Savoia e gli Aosta. (1 – continua)