Cultura

Il Ministero contro i demoetnoantropologi

Il MIBAC (Ministero per i Beni e Attività Culturali) ha previsto l’esclusione della figura del demoetnoantropologo dai suoi profili professionali e questo avverrebbe nel quadro di razionalizzazione e semplificazione degli stessi. Il profilo antropologico culturale, realizzando quanto previsto in questo riassetto verrebbe soppresso e, riassorbito in quello storico-artistico.
L’eliminazione, infatti, si attuerebbe attraverso l’assimilazione del profilo di demoetnoantropologo in quello di storico dell’arte, ma tra i due ambiti disciplinari e nelle competenze vi è una evidente diversità.
Si tratta di una proposta che se attuata renderebbe vana tanta parte del lavoro didattico di questi ultimi anni, sarebbero inutili le scuole di specializzazione nell’ambito dei Beni demoetnoantropologici, e, inoltre, si opererebbe contro il dettato e lo spirito della Convenzione UNESCO che tende a garantire l’identificazione, la conservazione, la conoscenza e la trasmissione alle future generazioni del patrimonio culturale e naturale.
Per protestare contro questa intenzione del Ministero e manifestare il proprio dissenso e le proprie ragioni sull’importanza del mantenimento in vita del profilo professionale che si intenderebbe sopprimere, si è costituito a Roma, il comitato permanente delle associazioni DEA
Il Comitato permanente è costituito da:

• Associazione Italiana per le Scienze EtnoAntropologiche (AISEA);
• Associazione Nazionale Universitaria Antropologi Culturali (ANUAC);
• Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici (SIMBDEA)
• Coordinamento dei funzionari Demoetnoantropologi del Ministero per i Beni e attività Culturali (MiBAC),

Anche molti giovani di Palermo che studiano e lavorano in ambito DEA si sono attivati e hanno costituito sul social network Facebook un gruppo: Mobilitazione Antropologica Palermitana (MAP) con questo mezzo si vuole raggiungere il maggior numero di studenti, di laureati e laureandi della laurea triennale in Beni Demoetnoantropologici, e della specialistica in Antropologia Culturale ed Etnologia per creare una rete di collegamento con altri giovani che si sentono danneggiati come loro da questa possibile intenzione, da parte del ministero per i Beni e Attività Culturali e realizzare delle forme di protesta.
Sono state desunte dal libro di Emilio Cabasino I mestieri del patrimonio- Professioni e mercato del lavoro nei beni culturali in Italia Edito da Franco Angeli e, qui di seguito riportate, le attività del demoetnoantropologo:

Attività
Formano oggetto precipuo delle attività del demoetnoantropologo:
a. attività di ricerca scientifica nelle discipline di competenza;
b. individuazione identificazione della natura, dell’autenticità, della provenienza, delle caratteristiche e della rilevanza storico-culturale dei beni demoetnoantropologici materiali e immateriali, anche con riferimento ai beni etnomusicali e di tradizione orale;
c. indagini e ricognizioni etnografiche sul territorio nazionale, europeo ed extraeuropeo;
d. valorizzazione e promozione dei beni demoetnoantropologici, con particolare attenzione alle tematiche proprie delle società multietniche e multiculturali e delle differenze e degli impatti conseguenti all’accresciuto dinamismo dei gruppi umani;
e. collaborazione alla cura della vigilanza sui beni demoetnoantropologici localizzati in determinati ambiti territoriali; esame, anche in collaborazione con professionalità di altri settori, di progetti di manutenzione, restauro e ricerca presentati da terzi, e verifica delle congruità e della corretta esecuzione dei relativi lavori;
f. cura della documentazione (anche con il supporto dei mezzi audiovisivi e informatici) e inventariazione e catalogazione di beni demoetnoantropologici;
g. cura dell’ordinamento e della gestione di musei e di sezioni di musei che abbiano interesse demoetnoantropologico nazionale, europeo ed extraeuropeo sul territorio italiano:
h. studio e messa a punto di strumenti di programmazione, organizzazione e tutela, nonché metodologie e tecnologie relative a: rilevamento, documentazione e registrazione del patrimonio demoetnoantropologico, anche con riferimento ai beni etnomusicali e di tradizione orale; conservazione, manutenzione, consolidamento e restauro, anche in collaborazione con altre professionalità;
i. funzioni di consulente tecnico, di perito e di arbitro;
j. progettazione e realizzazione di progetti educativi riferiti al settore di competenza e dei materiali didattici attinenti;
k. progettazione e realizzazione di mostre, convegni seminari e manifestazioni culturali;
l. attività editoriali e redazione di pubblicazioni e tesi scientifici;
m. didattica e comunicazione relative ai contenuti e agli strumenti professionali specifici.