I CELTI, LA SICILIA E GIUSEPPE LEOPIZZI
Il filo antico che lega la storia di due popoli, di due terre completamente diverse, a volte trova legami insperati, nelle leggende, nelle storia di un gruppo etnico approdato secoli addietro nell’altra terra, e viceversa. E così come marinai irlandesi, che toccarono un giorno la terra di Sicilia, o come la nave fatata che discendendo dai mari del nord, portò secondo una leggenda, re Artù alle pendici dell’Etna, (il primo a narrare ciò, dicendo di averla appresa dalla bocca degli isolani, fu l’inglese Gervasio da Tilbury nel 1190, dottore in legge agli ordini di Guglielmo il buono), così come i siciliani, approdati un giorno a Gloucester, ricordano il rito dell’antinna, che si celebra in più posti della Sicilia, atavicamente altri sentono il bisogno, come forse fecero loro antenati, di scrutare nel mistero di altre terre per trovare legami ancestrali, e di sentire un profumo antico e amico. Ricordando William Yeats, Houel, Brydone, Wilde, Goethe, Virginia Woolf, Keapling, Simone de Bouvoir, che andarono per trazzere, tra l’agave e il ficodindia, a odorar la polvere dei templi della magna Grecia , similmente Giuseppe Leopizzi posò il suo cuore su quella musica che i bardi suonavano con la loro lira per ricordar le gesta dei cavalieri che un giorno con la loro spada immolarono la loro vita per un ideale di giustizia, tra draghi dalle lingue infuocate, tavole rotonde, maghi e fattucchiere intenti all’uso di pozioni magiche. Così il suo cuore si riempiva di gioia, come chi aveva il piacere di ascoltarlo, quando pennava le corde della sua chitarra per suonare al mondo il suo inno di pace. Il poeta William Butler Yeats, irlandese come Oscar Wilde, aveva ricevuto il premio nobel per la letteratura, e sulla sua opera aveva scritto un saggio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e con il più giovane cugino Lucio Piccolo, aveva intrattenuto una fitta corrispondenza epistolare su un tema ad entrambi caro: l’occultismo. Quasi certamente dieci anni dopo Yeats conoscerà Pirandello di cui lesse l’Enrico IV: un intreccio di conoscenze e suggestioni che formano un legame significativo tra l’Irlanda e la Sicilia. Si conservano le cartoline in bianco e nero edite Alinari e Brogi, di Yeats a Taormina, dove era andato per incontrare il suo amico Ezra Pound, e che si trovano nella biblioteca nazionale di Dublino. Joseph Whitaker, nato in Sicilia, e appartenente ad una delle famiglie impropriamente chiamate inglesi, più in vista in Sicilia dei primi anni del millenovecento, era di origini irlandesi. E tra le sue tante opere è da ricordare la collezione di undicimila uccelli esotici impagliati della Tunisia, che purtroppo dopo la scomparsa dell’ultima Whitaker, Delia, lasciò Palermo per Belfast, perché in Italia non si trovava nessuno disposto a conservarla. Ma poi in fondo, il Triskel irlandese e la Trinacria sono più che analogie, o semplice casualità. Alcuni addirittura dicono che la Sicilia sia la terra più irlandese d’Italia. Ai tempi di Roma imperiale i celti fecero da mercenari ad un dittatore siracusano. Ma per essere precisi, la musica celtica è la musica degli antichi popoli celti abitanti la Gallia settentrionale, l’Irlanda, la Scozia ed il Galles, che suonavano usando strumenti come l’arpa o la crotta o rotta, antico strumento ad arco simile alla lira, e per completare questa parentesi, è importante dire che la cosiddetta musica celtica attuale, utilizza sonorità di suggestioni popolari, tipo aerofoni ad ance doppie: come non essere affascinati dai folks songs irlandesi terminanti con quella classica cadenza in sincope. Tanto che si è pensato che questo elemento faccia parte di quel miscuglio di fonti africane ed europee, protestanti e cattoliche, monodiche e polifoniche, che è la musica Jazz. La brillante personalità del musicista-compositore Leopizzi, sicuramente ha colto questa magnifica poliedricità, che ha affascinato il grande mondo della musica, e pur avendo come punti di riferimento, grandi come Robin Williamson, non disdegnava il fatto che nel suo iter musicale, la sua musica avesse ottenuto una configurazione molto personale. Con gli Aes Dana, suo gruppo di ispirazione celtica, aveva realizzato i primi due L.P.: Far coasts of Sicily e Lost tracks, dove è presente Licia Consoli con l’arpa celtica, ed ultimamente il cd Frontiera, in coppia con Rosellina Guzzo aveva realizzato il suo terzo lavoro discografico Gelkamar. Giuseppe Leopizzi aveva ottenuto importanti premi, tra i quali il famoso John Lennon Song Writing contest ma aveva anche suonato a fianco di personalità storiche del genere celtico come Martin O’Connor e Martin Simpson. Nel primo anniversario della scomparsa di Giuseppe Leopizzi l’uno giugno 2008, Licia Consoli Leopizzi, sua compagna di vita e di musica, è riuscita a realizare quello che era sempre stato un sogno di Giuseppe, e cioè quello di ristampare in digitale il primo disco di Aes Dana The far coasts of Sicily col titolo Far Coast & Lost tracks, con l’aggiunta in coda di tre brani inediti, tra cui la versione live di Lord Franklin cui Giuseppe era molto legato,registrato dal vivo nel primo concerto a Palermo degli Aes Dana tanti e tanti anni fa al Teatro Europa a San Lorenzo. Giuseppe Leopizzi lo ricorderemo sempre anche per la sua simpatia, e per la figura di uomo del nostro tempo, che in una realtà come quella della nostra isola, dove non esiste una industria della musica, è riuscito, a brillare di luce propria, toccando con la sua musica anche il cuore di gente di terre lontane.








