L’amore nell’età dei giochi e dei confetti

Sabato 19 settembre il Teatro Massimo ha inaugurato la ripresa della stagione 2009 presentando un’edizione di “Madama Butterfly” a cura della Finnish National Opera, con la direzione del nostrano Gabriele Ferro e la regia di Lorenzo Mariani. Per il ruolo della protagonista è stata scelta Hui He, soprano cinese di fama internazionale, affiancata dal tenore Massimiliano Pisapia (F. B. Pinkerton), dal baritono Fabio Capitanucci (Sharpless) e da un esplosivo Francesco Palmieri (zio Bonzo). Anche in questo all’allestimento è stato perpetrato il malcostume di eliminare assolo e concertato dello zio ubriacone Yakuside, sostituendo una comparsa al tenore che dovrebbe interpretarlo. La scenografia è essenziale ma efficace: un ciliegio in fiore, la prua di una nave, un tatami rosso, una parete di carta di riso. Il 18 settembre il Massimo aveva già ospitato la presentazione del racconto, per la prima volta in italiano, a cui Belasco e successivamente Puccini, Illica e Giacosa si son ispirati: “Madam Butterfly” di John Luther Long, Avagliano Editore. Il testo, che presenta un finale differente rispetto all’opera teatrale, non mancherà di destare l’interesse degli appassionati di storia e costumi orientali. Chi si recasse ad assistere per la prima volta allo struggente dramma in due atti, non correrebbe il rischio di fraintendimenti, poiché la dinamicità dell’orchestra e della recitazione, per non parlare dello schermo elettronico su cui vengono riportate tutte le battute, sono più che sufficienti a delineare chiaramente la vicenda: l’ufficiale della marina americana Benjamin Franklin Pinkerton giunge in Giappone a bordo della cannoniera Lincoln e, per soddisfare un capriccio esotico, sposa un indigente geisha quindicenne di nome Cho-Cho-San (Fanciulla Farfalla), “acquistata” per soli 100 yen con l’intenzione di ripudiarla poco dopo. La fanciulla, per compiacere il futuro marito, abbandona il proprio credo e si converte segretamente; quando durante il ricevimento nuziale lo zio Bonzo piomba furioso fra gli invitati e svela il tradimento, tutti i parenti la rinnegano e Pinkerton è costretto a cacciarli. A Cho-Cho-San non resta altro all’infuori dello sposo novello e l’illusione del suo amore ma, appena un mese dopo, Pinkerton la ripudia e torna in madrepatria, lasciandola in attesa di un bambino. Il secondo atto è ambientato tre anni dopo, con una Butterfly angosciata dalle ristrettezze e dalla solitudine ma che attende caparbiamente il ritorno del marito. Quando il fumo proveniente dalla ciminiera della cannoniera Lincoln squarcia nuovamente il cielo di Nagasaki, la giovane sente rinascere la speranza e attende pazientemente che l’amato venga a trovarla. Egli giunge poco dopo in compagnia della sua nuova sposa americana e rivendica il proprio diritto genitoriale, chiedendo di poter portare con sé il bambino per educarlo secondo i costumi occidentali. Cho-Cho-San, definitivamente privata di ogni gioia, gli affida il bambino e si toglie la vita. Puccini ricostruì minuziosamente l’atmosfera esotica, in parte copiando dallo spettacolo teatrale di David Belasco, in parte grazie alla consulenza della moglie dell’ambasciatore giapponese che mise a disposizione la propria collezione di dischi autoctoni. Ma la storia della “fanciulla più lieta del Giappone” è universale, semplice e schietta, trascende le ambientazioni. Qualcuno lo considera un dramma psicologico, da interpretare, ma la psicologia che vi soggiace non è più complessa di quella quotidiana ai cui tutti gli spettatori sono avvezzi. Anche il linguaggio, salvo per alcune necessità poetiche e pratiche, è immediato e, qualora offra degli spunti di riflessione, lo fa involontariamente. Propria questa permeante quotidianità potrebbe essere la causa del clamoroso fiasco scaligero del 1904, in seguito al quale Puccini modificò sia le musiche che il libretto. Ryno Le Clerc rimprovera questo rimaneggiamento fatto per «un pubblico incapace di cogliere la sincerità delle intenzioni del compositore e di apprezzare il sacrificio di quei lati più brillanti e noti del suo talento». L’editore Ricordi aveva una teoria più suggestiva per giustificare l’insuccesso: una macchinazione ordita dall’editore Sonzogno, che in quella stessa stagione portava in scena “Siberia”. Nulla di troppo strano poiché quel genere di concorrenza, basata su interessi squisitamente economici, ieri come oggi, si serviva anche della manipolazione o del condizionamento del pubblico.
Foto Antonino Fricano








