Filosofia

L’antica scienza ermetica

Nella cultura mediterranea viene indicato come fondatore delle scienze alchemiche Ermete Trimegisto (dal greco, il tre volte grande) figura forse fittizia, a volte identificata con il dio egizio dalla testa di Ibis, Thot, protettore della sapienza, delle scienze e della magia. La città di Alessandria in Egitto fu un centro di conoscenza alchemica, e conservò la propria preminenza fino al declino della cultura egiziana antica ma sfortunatamente non esistono documenti originali egizi sull’alchimia. Questi scritti, qualora fossero esistiti, andarono perduti nell’incendio della Biblioteca di Alessandria, nel 391. L’alchimia egiziana è per lo più conosciuta attraverso le opere di antichi filosofi greci, sopravvissute solamente in traduzioni islamiche. I Greci si appropriarono delle dottrine ermetiche degli Egiziani, mescolandole, nell’ambiente sincretistico della cultura alessandrina, con le filosofie del Pitagorismo e della scuola ionica e successivamente dello Gnosticismo. La filosofia pitagorica consiste essenzialmente nella credenza che i numeri governino l’universo e che siano l’essenza di tutte le cose, dal suono alle forme. Il pensiero della scuola ionica era basato sulla ricerca di un principio unico e originario per tutti i fenomeni naturali; questa filosofia, i cui esponenti principali furono Talete ed Anassimandro, fu poi sviluppata da Platone ed Aristotele, le cui opere finirono per diventare parte integrante dell’alchimia. Si delinea, come base della nuova scienza, la nozione di una materia prima che forma l’universo, e che può essere spiegata solamente attraverso attente esplorazioni filosofiche. Un concetto molto importante, introdotto in quel tempo da Empedocle, è che tutte le cose nell’universo erano formate solamente da quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. A questi elementi Aristotele aggiunge l’etere, la materia di cui sono formati i cieli e che viene denominata quintessenza. La terza fase si differenzia dalla precedente di speculazione filosofica per le caratteristiche di una religione esoterica, per l’abbondanza di rituali misteriosi e per il linguaggio. Dopo essere caduta alquanto in disuso durante l’alto Medioevo, l’Occidente riprende contatto con la tradizione alchemica greca attraverso gli Arabi spagnoli. Nell’alto Medioevo gli alchimisti si concentrarono nella ricerca dell’elisir della giovinezza e della pietra filosofale, credendo che fossero entità separate. In quel periodo molti di loro interpretavano la purificazione dell’anima in connessione con la trasmutazione del piombo in oro. Questi individui erano visti come maghi e incantatori e furono spesso perseguitati per le loro pratiche. Il declino dell’alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche. Nel XVII secolo Robert Boyle diede l’avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale. Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell’alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l’inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi. Ridotta ad arcano sistema filosofico, scarsamente connesso al mondo materiale, l’Ars magna subì il fato comune di altre discipline esoteriche quali l’astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari e ostracizzata dagli scienziati, si cominciò a guardare ad essa come all’epitome della superstizione.