Non è necessario abolire la Costituzione. È necessario rispettarne lo spirito
Nessuno si può definire religioso se non ha letto almeno una volta la Bibbia, così come non può ritenersi Italiano chi almeno una volta non ha letto la Costituzione.
Eppure per i loro comportamenti, ho l’impressione che taluni preti non conoscono la Bibbia e taluni politici non sappiano che cos’è la Costituzione.
La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale ed ha fondato il nuovo Stato Italiano su principi di democrazia, di laicità, uguaglianza e solidarietà. La Costituzione è stata approvata il 22/12/1947.
Leggendo gli articoli che compongono la Costituzione emerge in modo evidente che essi dettano principi e come tali mostrano una notevole elasticità nell’applicazione. Quindi, con il tempo non occorre modificare o abrogare gli articoli della Costituzione ma occorre rispettarne i principi e adeguarne l’applicazione.
Per esempio, l’art. 101 della Costituzione recita:
“La Giustizia è amministrata in nome del Popolo. I Giudici sono soggetti soli alla legge.”.
Il predetto articolo è stato scritto perché, prima, la Giustizia probabilmente seguiva le direttive imposte dal Governo, (io non c’ero perché sono nato nel 1948) mentre, invece, in un Paese democratico la Giustizia deve imporre al cittadino il rispetto delle leggi per tutelare gli altri (POPOLO).
Condannare un ladro, non serve soltanto per punire il reo ma tutela il Popolo. Quindi se il ladro non viene condannato per decorrenza dei termini o lasciato libero per indulto, condono, amnistia etc ritengo che la Giustizia non venga amministrata in nome del Popolo ma contro il Popolo.
Se un cittadino riceve un avviso di garanzia perché è stata avviata un’indagine nei confronti dello stesso ma l’indagine viene trascurata ma non archiviata, la Giustizia non è amministrata in nome del Popolo ma contro il cittadino.
Se un cittadino vuole sfrattare il proprio inquilino moroso e si rivolge alla Giustizia, per riottenere il possesso del proprio appartamento dovranno trascorrere almeno tre anni. Questo gli inquilini lo sanno e sono contenti quando i proprietari agiscono per le vie legali. Anche in questo caso la Giustizia è forse amministrata in nome del Popolo?
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Quindi non occorre modificare gli articoli della Costituzione ma basta seguirne i principi. Per amministrare la Giustizia occorre principalmente che vengano stabiliti tempi improrogabili per la conclusione dei processi, tempi determinati dalla legge (cui sono soggetti i Giudici) in relazione alla complessità del contenzioso.
Per evitare i tempi lunghi dei processi civili, dovuti soprattutto agli inaccettabili rinvii, la legge deve imporre tempi improrogabili entro cui le parti devono presentare le proprie argomentazioni, comprovate da eventuali prove o testimonianze, per consentire al Giudice di emettere la sentenza. In un processo civile privo di criticità basterebbero tre udienze nell’arco di un anno per definire il contenzioso.
Le parti, conoscendo il termine entro cui dovrebbero presentare le proprie eventuali argomentazioni, valuteranno con maggiore determinazione sulla transazione del contenzioso.
I tempi lunghi dei processi civili e l’onerosità degli stessi scoraggiano il Popolo ad attivare azioni legali specie quando il contenzioso ha un valore inferiore alle spese legali da anticipare.
E’ forse questo uno dei motivi che non consentono allo Stato Italiano di consentire finalmente l’avvio della “CLASS ACTION”?
La Class Action è un’azione legale condotta da uno o più soggetti che chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti “ultra partes” per tutti i componenti presenti e futuri della classe, del gruppo. Essa viene considerata, dai paesi democratici, il modo migliore con cui i semplici cittadini (Popolo) possono essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende o delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrà essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione.
In pratica l’azione legale condotta da taluni risparmiatori contro Cirio e Parmalat, secondo la Class action, consentirebbe, in caso di sentenza positiva, a tutti gli altri casi della specie di poter chiedere il rimborso delle somme, senza sostenere alcuna spesa legale.
Allo stato attuale, invece, le sentenze riguardano espressamente le parti, con ovvio notevole risparmio per le predette multinazionali in caso di sentenza negativa per le stesse.
Peraltro, si verifica anche il caso assurdo che i diversi Tribunali interessati per la medesima questione emettano sentenze diverse, con costi notevoli per lo Stato e quindi per il cittadino.
Per quanto riguarda la procedura penale, i tempi di conclusione di un processo devono essere più rigidi (non è democratico che l’indagine – con relativo avviso di garanzia- duri diversi anni), ma non devono essere fissati termini di prescrizione per i reati.
Ogni cittadino ha il diritto, se non ha commesso il reato, di essere assolto e dal canto suo la Giustizia, in nome del Popolo, ha il dovere di processare e condannare chiunque ha commesso un reato.
E’ ovvio che termini elastici debbano essere fissati nell’ambito della fase istruttoria, in quanto una volta che il processo viene posto alle competenze dell’organo giudicante deve risultare evidente ed inconfutabile che l’accusato sia colpevole. Si ritiene, pertanto, necessario che il P.M. e l’avvocato dell’accusato possano partecipare attivamente alle indagini per accertare, constatare ed eventualmente contestare gli atti di accusa.
Sarà l’organo Giudicante a valutare le argomentazioni e le prove presentate all’inizio del processo dall’accusa e dalla difesa. E’, ovvio, che se dovessero essere respinte le argomentazioni del P.M., e quindi l’accusato assolto, l’accusa viene condannata nella stessa sentenza al pagamento dei danni economici e morali subiti dall’accusato.
Uno dei punti critici per ottenere una velocizzazione dei processi è quello delle carenze degli organici, carenze che si è cercato di sopperire con i giudici di pace e i giudici onorari. Ma come sempre i rimedi sono più dannosi dei mali.
Sembra un paradosso ma oggi credo che ciascun magistrato, nell’ambito dell’anno giudiziario, debba raggiungere taluni obiettivi, con premi di produzione quantificabili in numero di processi svolti.








