Danni da acqua e danni da Comune
Eppure il Signore, nella Sua Sollecitudine, un segnale me lo aveva mandato: aveva cominciato a piovere. Ma io, scocciatissimo, non lo avevo colto. Stavo infatti recandomi al San Paolo Palace, per fare un articolo su un convegno tragicamente inutile. Si, uno di quelli, quasi tutti, in cui il numero dei relatori è praticamente il doppio degli spettatori. E per i quali reti televisive benevole evitano di riprendere gli astanti, cogliendo invece ogni tipo di espressione del viso di chi parla. Ridicolo ma quotidiano. Peraltro i relatori, di regola rianimati da non esangui contributi pubblici – assai utili alla collettività – benignamente non si offendono. Ma torniamo a noi. Piove ormai a dirotto e sono sulla ex marina di Palermo. Quella degli estrosi birilli colorati del Sindaco. Preziose opere d’arte. In pochi minuti la circolazione è bloccata ed un’acqua sporchissima inizia ad entrare nelle auto. Qualcuno imprecando raggiunge a piedi il marciapiedi di centro. Altri suonano il clacson, senza ragione. Un camion avanza, slitta e si ferma di traverso, mentre la pioggia è tanto fitta da impedire qualsiasi visione. Sono scene paurose. Il Padreterno sorvola però sui miei peccati, e mi ritrovo dietro un taxi. Loro conoscono la città: con una serie di manovre che non avrei immaginato trova dapprima un varco vicino i birilli e raggiunge quindi un guado dall’altro lato. Col cuore in gola e maledicendo gli ignari convegnisti lo seguo a marce basse, tra stradine a senso vietato. Non so come, arriviamo in via Roma. La pioggia continua ma lì non fa lo stesso danno, nel senso che fa quello normalmente caotico a Palermo. Ma perché? Come è possibile che nelle città dove piove dippiù e più intensamente tutto questo non accade? I quotidiani di ottobre sembrano un bollettino di guerra, dove vento e soprattutto pioggia hanno sostituito le bombe del luglio 1943. Muri pericolanti in via Paruta e Li Bassi. Franata la strategica via Costantino a Cardillo. Danni alle scuole Borgo Nuovo e Giovanni Bonanno. L’acqua entra nelle aule in via Pitrè. Danni in via Filippo Iuvara. Auto bloccate nel sottopassaggio di via Belgio. Danni in Corso Calatafimi. Incredibile il caso della rotonda di via Leonardo da Vinci, dove nell’asfalto, inaugurato nel maggio 2004, si è aperta una voragine che ha sbriciolato più di cento metri di pavimentazione. Ed ancora, totalmente isolata la borgata Guarnaschelli per l’allagamento del sottopassaggio di via Messina Montagne, mentre Comune e Ferrovie si rimpallano le responsabilità. E mentre ancora si attende l’inizio dei lavori per il rifacimento delle fognature di Corso dei Mille, finanziati nel 2003. Altre frane a Monte Pellegrino, dove è tuttora inaccessibile una area del Cimitero dei Rotoli, e dove l’ignavia della pubblica amministrazione sta facendo sparire quella che è una delle più belle – al mondo – testimonianze dell’arte preistorica: i graffiti delle grotte dell’Addaura. Gioiello da sfruttare invece turisticamente. Ed ancora. Crolli nel sottopassaggio di via Crispi. Storici ed abituali gli allagamenti a Mondello, ora però l’acqua entra dai water a Partanna Mondello. Esonda il torrente Leonardo da Vinci, quello che non è segnato sulle mappe ma che si forma ad ogni forte pioggia e trasporta l’acqua sull’asse Borgo Nuovo – da Vinci – Notarbartolo creando allagamenti e superando spesso il mezzo metro d’altezza. Per non parlare dell’improvviso riemergere in superficie, poco tempo addietro, delle acque del fiume Papireto che causarono danni ingentissimi nella zona di Corso Alberto Amedeo ed al Mercato delle Pulci, diretta conseguenza della assenza di qualsiasi controllo sui numerosi corsi d’acqua tuttora presenti nel sottosuolo palermitano. Tutto ciò è la cronaca giornalistica, che non riporta però la realtà di quasi tutte le principali strade della città, in cui la storica mancanza di pulizia di tombini e caditoie crea enormi pozzanghere che si alternano a tratti in cui l’acqua defluisce, anche se a fatica. Allagamenti pure alla Cala, nonostante sia già completato il collettore per il disinquinamento. In sintesi sembrerebbe che nelle opere pubbliche realizzate e da realizzare a Palermo la pioggia non venga prevista. Le opere che dovrebbero risolvere la questione sono quelle, strategiche, dei due grandi collettori – ne parleremo dopo – ed altre, importanti, per le singole zone della città. I cantieri attualmente in azione in queste ultime non sono pochi, ma alcuni incontrano difficoltà. La pulizia della condotta di Mondello (ferro di cavallo) è bloccata da anni. Sono invece vicini alla conclusione i lavori per la rete fognaria di Brancaccio, che interessano tratti di via Giafar, via Diaz, piazza Torrelunga e via Messina Marine. Conclusi i lavori sulla rete fognaria di Fondo Banami (Mezzomonreale). E quelli di via Altofonte, da via Ponte delle Grazie a via Villagrazia (di Palermo). Cantieri in attività all’Arenella – Vergine Maria per la realizzazione delle fognature e dei relativi impianti di sollevamento. Bloccati invece, forse definitivamente, i lavori al Ponte Ammiraglio, dove era prevista la realizzazione di un collettore per le acque piovane, da via Brancaccio a via della Concordia all’Oreto. Infine, del tutto estranea alla consapevolezza della Amministrazione comunale la assoluta o parziale mancanza di fognature in zone di altri quartieri come Tommaso Natale, dove agli allagamenti si aggiungerà la quasi impossibilità di realizzare le fogne a seguito della scelta delle Ferrovie di operare il raddoppio del passante ferroviario in superficie anziché interrato. Ma su questo il Comune è disinteressato e tace. Come già detto la definitiva soluzione può essere raggiunta tramite la costruzione dei due grandi collettori fognari. Il primo è quello nord ovest, fermatosi ormai 13 anni addietro a poche centinaia di metri dallo sbocco, vicino Sferracavallo. Che chissà quando e se sarà completato. Il secondo è quello di sud est, che dovrebbe raccogliere tutte le condotte secondarie da Uditore ad Acqua dei Corsari, realizzato per circa il 40% del suo itinerario, e per il quale il Comune si avvia alla rescissione del contratto dopo mesi di inattività da parte dell’impresa appaltante. Se tutto va bene, i lavori riprenderanno non prima di tre anni. Le motivazioni, almeno quelle note, di queste interruzioni sono da ascrivere a difficoltà economiche delle imprese, ad infinite lungaggini burocratiche, impreziosite da sovrapposizioni e conflitti di competenza, a rivendicazioni di ambientalisti che bloccano tutto, ad inefficienze strutturali di ogni tipo, ad iniziative legali di singoli o gruppi di cittadini lesi nei loro diritti, e in aggiunta, alla mancata pulizia delle strade da parte dell’AMIA (che da tempo si occupa solo, ed eventualmente, dei cassonetti) che causa l’ostruzione di tombini e caditoie e blocca deflussi piovani anche dove non ci sarebbero problemi. A noi però sembra necessario aggiungere altre due cause. La insopportabile leggerezza progettuale di alcune opere, come la rotonda di via Leonardo da Vinci ed il raddoppio del binario del passante ferroviario di Palermo, originariamente previsto tramite lavori in superficie in viale delle Alpi. Immaginate pure. A cui si aggiunge il regolare (nel senso che a Palermo è una regola) mancato coinvolgimento preventivo e la radicale negazione (con l’abituale rifiuto di consentire l’accesso ai documenti richiesto ai sensi della legge 241/90 sulla trasparenza degli atti amministrativi) di ogni seria informazione alle comunità che vivono sul territorio oggetto dell’opera. Ciò comporta automaticamente la reazione di comitati di cittadini e commercianti. Ad evitarla basterebbe che il diritto di cittadinanza fosse rispettato, e che chi progetta le opere e l’Amministrazione comunale apprendessero, finalmente, la differenza tra cittadini e sudditi. Ed ancor di più – e ci sembra gravissima – la drammatica assenza di una leadership realmente pensosa e rappresentativa dei migliori interessi della città. Un sindaco che di fronte alle lungaggini di ogni tipo abbia la credibilità e l’autorevolezza di sbattere i pugni sul tavolo e chiudere a chiave (metaforicamente) tutti i soggetti protagonisti in una stanza, sino a che rapida e seria soluzione venga trovata. Certo per fare ciò, oltre al carattere, occorrerebbe la capacità culturale di comprendere la reale portata dello storico crollo economico, civile e sociale della città. Ciò purtroppo non sembra. Per questa ragione urta assai la sensibilità generale il fatto che a soccorrere i cittadini dall’acqua siano giunti i sempre eroici Vigili del fuoco, ma che – esaurite fisicamente le loro risorse – alcuni palermitani abbiano dovuto pagare di tasca propria per essere aiutati. Ma dove era il Comune? Poi però troviamo lo stesso Sindaco che non si è scomodato – anche solo per figura – a visitare i disastrati – e che sfugge pure il Festino – apparire per la 187° replica in televisione a parlare della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, cosa assai buona ma poco utile a chi si ritrova acqua piovana e liquami di fognature in casa. In compenso, a salvare Palermo dall’eccesso di acqua, arriva la decisione, con molti padri, che ne aumenta il costo per uso domestico, e che – nell’ovvio interesse dei cittadini – parte retroattivamente da gennaio scorso. E se qualcuno non avesse ancora capito l’intelligente preoccupazione della Giunta comunale per i palermitani, giunge anche la decisione di smobilitare le fontanelle in ferro battuto ancora esistenti nei quartieri periferici. Sì, proprio quelle rivelatesi indispensabili al popolo durante le siccità degli anni ‘80 e ‘90. Mah!
Da ilCaffé, Libera informazione del Movimento Per Palermo








