Società

Cosa significa lavoro atipico?

Del lavoro atipico fanno parte tutte le forme di impiego che non presentano le caratteristiche della stabilità del rapporto di lavoro e/o dell’orario pieno, ovvero tutte le forme differenti dal contratto full time a tempo indeterminato definito dall’ordinamento italiano “tipico”.
Queste nuove forme di lavoro intermedie tra il lavoro autonomo (che equivale a lavoro indipendente, cioè a qualsiasi prestazione lavorativa svolta senza un contratto di lavoro dipendente) e quello subordinato si sono estese rapidamente, nella seconda metà degli anni novanta, tanto che attualmente costituiscono quasi i due terzi dei nuovi posti di lavoro.
Ma chi è il lavoratore atipico? Da studi e ricerche si è evidenziato che si tratta di un individuo che generalmente ha meno di 30 anni, un’istruzione medio – alta, per lo più single, senza figli, con un contratto a tempo determinato.
Esistono anche lavorarti atipici, in percentuale, fortunatamente, molto bassa, che hanno più di 40 anni e altri che superano i 50.
Il lavoro atipico ha una pesante peculiarità che è quella della precarietà; un forte impedimento, quindi, a creare una famiglia ed ecco perché una delle caratteristiche del lavoratore atipico è quella di essere appunto single, non per scelta, quindi, ma per impossibilità di mantenerla, ma anche quelli che con un contratto a tempo determinato decidono di crearla, spesso non hanno figli.
A livello geografico-territoriale è il centro sud a detenere il primato come più alta percentuale di atipici.
Le categorie merceologiche dove possiamo trovare parecchi contratti atipici sono soprattutto nel settore del terziario privato dei servizi alle imprese e nell’industria, ma possiamo trovare lavoratori atipici in minori percentuali anche nella pubblica amministrazione, nel terziario dei servizi alla persona e, infine, nell’agricoltura.
Come tipologie contrattuali si tratta soprattutto di contratti di collaborazione: di co.co.co. (contratti di collaborazione coordinata e continuativa), di co.co.pro. (contratti di collaborazione a progetto), di lavoro interinale, di lavoro dipendente a tempo determinato.
Un lavoratore atipico che ha, come ho detto, un lavoro con la negativa caratteristica della precarietà, ha due grandi speranze per le sue legittime aspettative di vita:

  1. la stabilità economica che gli possa consentire un inserimento nel tessuto sociale ed economico
  2. il suo sviluppo professionale che gli possa garantire una crescita in ambito lavorativo ed acquisire un Know how spendibile anche in altri contesti, perché, se dovesse essere necessario, sarebbe più facile trovare un nuovo inserimento nel mercato del lavoro

Tantissimi giovani che studiano con impegno e passione e di certo non vorrebbero che nel loro futuro ci fosse soltanto un lavoro caratterizzato dalla precarietà, ma che almeno questo fosse un buon trampolino che consentisse loro di fare una dignitosa esperienza lavorativa e che per tutta la sua durata ci fossero delle tutele e garanzie e, inoltre, desidererebbero che questa esperienza servisse ad incrementare le loro conoscenze o a mettere a frutto quelle già acquisite.
Il mercato del lavoro è cambiato ed è necessario adeguarsi a queste nuove forme di lavoro, ma l’importante è che non vengano lesi i diritti dei lavoratori.
Da poco la Uil Sicilia ha costituito una nuova categoria, la UIL CPO (Coordinamento per l’occupazione) che aiuterà e si renderà, come sua consuetudine, disponibile a risolvere controversie o problemi che dovessero presentarsi tra il datore di lavoro e il lavoratore atipico. Anche questi lavoratori hanno, infatti, il diritto, oltre che la necessità, così come qualsiasi altro lavoratore, di tutele e garanzie.