Il diritto alla casa e l’incontro del Movimento Per Palermo del 5 giugno
Non posso negare di aver provato una certa preoccupazione quando mi proposero di trattare l’argomento del diritto alla casa…
Si trattava di un argomento difficile, duro e che implicava da parte di tutti molte emozioni.
Non potevo neanche immaginare quante!
Non perché io sia dotata di una particolare sensibilità, mi ritengo assolutamente normale in tal senso, ma perché, quando leggiamo giornali o guardiamo programmi tv di denuncia su alcuni argomenti, quali questo appunto, ci indigniamo per lo spazio di alcuni minuti per poi in genere ritornare alle nostre attività.
Alle nostre attività, magari nella nostra casa.
Se solo noi riuscissimo a concentrare un minuto della nostra giornata sulla fortuna che abbiamo ad averla, credo che sarebbe una giornata che comincia con un sorriso, a volte amaro.
Sì, amaro, pensando a tutti quelli che queste attività non hanno dove svolgerle, e che chiedono a gran voce qualcosa che, in una società civile quale non è la nostra, dovrebbe essere un assoluto diritto.
Comunque, da ricercatore quale sono, ho cominciato a “studiare” il tema, cominciando dalla storia dei movimenti dei senza casa a Palermo passando attraverso la situazione attuale sino alle possibili soluzioni.
Parallelamente cercavo contatti, persone che potessero condividere ed aiutarmi in questo percorso di conoscenza e nell’organizzazione della giornata sul tema, che sarebbe stato il risultato finale.
Mai come stavolta ho avuto netta la percezione del naturale egoismo umano: chi non è sfiorato da un problema per la maggior parte tende ad ignorarlo… Questo risiede nella natura dell’uomo ma per fortuna conosce delle eccezioni rare.
Dopo una serie di telefonate nelle quali mi presentavo semplicemente come una persona che tentava di organizzare una giornata per far conoscere una tematica attuale alla gente, qualcuno ha cominciato ad interessarsi a me ed a ciò che chiedevo: partecipazione.
E da qui ho incontrato alcune persone che il problema lo conoscevano, lo avevano affrontato direttamente o indirettamente ed attraverso le loro storie ho capito quanto possa essere profonda l’ignoranza.
In senso generale: l’ignoranza di chi non riesce ad essere coinvolto perché non vede e sente direttamente, l’ignoranza di chi trova soluzioni inutili e dispendiose e mai definitive, l’ignoranza di chi si occupa d’altro per altri interessi non pensando che in quel momento esatto un bambino sta dormendo in un letto posto in un’aula di una scuola (occupata) o peggio in una tenda.
E’ vero, un comune cittadino non può far molto per aiutarli, se non solidarietà e pochi aiuti, ma tante persone che conoscono il problema direttamente potrebbero “sensibilizzare” chi di dovere, non dico a trovare, ma almeno a cercare soluzioni?
O deve necessariamente farlo una trasmissione televisiva? Solo l’onta pubblica può muovere meccanismi bloccati da superficialità?
Perché ho scritto questa riflessione: l’intenzione della giornata del 5 giugno era quello di condividere una realtà della nostra città sia con coloro che il problema si trovano ad affrontarlo, ma anche e soprattutto con coloro che il problema lo lasciano quotidianamente fuori dalla porta di casa. La loro casa.








