Il Centro è Storico, ma la storia di chi è?
Nonostante i sei bandi di finanziamento volti al suo risanamento il Centro Storico di Palermo è ancora costellato di vistose voragini, dalla buca per terra all’intero isolato collassato su se stesso (o sulle case vicine), reliquati diretti e indiretti del periodo bellico. Ancora sono tanti, troppi, gli immobili fatiscenti quando non completamente diruti. Dal centro storico chi ha potuto è andato via, nel centro nuovo se poteva, nelle periferie popolari chi poteva meno. È rimasto solo chi non aveva altro posto dove andare e, dopo, chi, arrivando da lontano, si accontentava di qualsiasi cosa che somigliasse ad un tetto. Gli anni sono passati, veloci e inesorabili, e altri “autoctoni” hanno lasciato il centro storico venendosi di fatto a creare le condizioni per la costituzione di vere e proprie enclave delle varie etnie, ognuna distinta dall’altra e nessuna cooperante. Nel tempo quel grado di omogeneità nella varietà presente in altri contesti urbani simili, e che ne ha già consentito il rilancio, si è perduto, peraltro sino all’inizio degli anni ’90 il centro storico di Palermo è rimasto “Terra di Nessuno”. In quel passato neanche troppo remoto neanche le forze dell’ordine vi si addentravano. Poi, anche grazie all’apporto di alcuni degli immigrati insediatisi, più che dei nostri concittadini, è cominciato un lento processo che, più che di recupero è stato però di conversione. Immobili abbandonati volontariamente o per ordine dell’amministrazione competente sono stati ri-utilizzati da chi non aveva niente, spesso all’oscuro dei notevoli rischi cui andava incontro in relazione alla carente solidità degli edifici che periodicamente, a causa delle piogge e della perdurante incuria sono caduti rovinosamente e, spesso, luttuosamente. Oggi, nonostante gli ingenti capitali messi a disposizione anche a livello europeo, la promozione di un risanamento ed uno sviluppo del centro storico è ancora estremamente blanda, troppo blanda! Ciò perché, pur essendo vero che le varie amministrazioni succedutesi alla guida del Comune hanno negli anni attuato una serie di politiche, queste erano volte ad incentivare i privati ad adoperarsi per la valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare sito nel centro storico, più di rado a valorizzare e recuperare immobili di proprietà pubblica. Infatti i vari bandi emanati da tali amministrazioni comunali negli anni hanno apportato sì un visibile miglioramento all’area del centro storico, ma è anche vero che qualunque intervento avrebbe visibilmente migliorato una situazione che era difficile peggiorare ulteriormente, inoltre questi interventi hanno riguardato per lo più immobili ubicati lungo gli assi principali, mentre pochi sono stati gli interventi all’interno del tessuto e, comunque, tali azioni hanno riguardato il miglioramento delle condizioni di immobili a volte fatiscenti ma comunque già in qualche misura fruibili, tralasciando in maniera pressoché totale quella vasta quantità di immobili in peggiori condizioni che, seppure certo più gravosi nel recupero, sono in grado, venendo risanati, proprio di saldare quelle fratture che i bombardamenti alleati aprirono troppi decenni fa e che oggi si perpetuano nella carenza endemica di alloggi come nelle proteste dei senzatetto. E ciò ancorché una parte al momento imprecisata (ma precisabile) di tale patrimonio sia stata, nel corso dei decenni, acquisita dall’Amministrazione Comunale con atti espropriativi per incuria ai danni dei proprietari inadempienti facendo sì che ora, ad essere inadempiente fosse la Città e che i palazzi potessero cadere si, ma con proprietà pubblica. Apparirebbe quindi doveroso in una situazione urbana e abitativa critica come l’attuale provvedere al recupero del patrimonio immobiliare che ha costituito per secoli e ancora può costituire il cuore della città, e che oggi è in mano pubblica. Ciò sarebbe possibile attraverso una politica vera di rivitalizzazione del Centro Storico che favorisca il rientro al suo interno di quelle famiglie che lo hanno forzosamente abbandonato e di quelle attività che lo hanno storicamente caratterizzato. Ciò può essere fatto migliorando le condizioni igienico sanitarie e, più in generale, di decoro di quell’area. Permetterebbe di ampliare i percorsi turistici di pregio all’interno dell’area del Centro Storico cittadino migliorando l’appetibilità della città nei confronti del turista e, al contempo, di pervenire, in un’ottica di convivenza (e non di costituzione di enclave), ad una migliore e più fattiva integrazione degli immigrati che vi si sono nel tempo insediati e che oggi sono quasi gli unici ad abitarvi, Da ultimo, l’attuazione di politiche finalizzate a questi risultati potrebbe permettere l’innesco di un effetto volano che potrebbe consentire di avviare ulteriori processi di risanamento di altri immobili contigui ancora da recuperare consentendo anche, con l’ampliamento dei circuiti turistici, l’apertura di nuove botteghe e, soprattutto, la riapertura di quelle vecchie e ricche di tradizioni ormai in declino. Ma per fare tutto ciò ci vorrebbe qualcuno che la storia la conosca.
Foto©Fabio Savagnone








