Incontriamo Pippo Fallica
Incontriamo Giuseppe Fallica, deputato Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati, del PDL Sicilia, nella sua casa di Palermo, arredata con gusto.
Onorevole non mi pare che guardando Palermo ci sia da esaltarsi.
Francamente non è stato così nei primi cinque anni di questa sindacatura. Ho in mente le tante opere messe in cantiere e in gran parte realizzate per l’acqua, le fognature, le infrastrutture. Ciò è stato possibile anche per un gioco di squadra a favore della città, che faceva giungere all’amministrazione comunale rappresentata dal Sindaco le risorse necessarie, tramite l’impegno specifico di Gianfranco Miccichè, al governo dapprima come sottosegretario quindi come viceministro, del mai troppo compianto gentiluomo Gaspare Giudice e poi di Mario Ferrara, e – se mi è permesso dirlo – del sottoscritto. I palermitani ricorderanno ad esempio come le opere di interconnessione dei bacini idrici avessero risolto il problema dell’acqua già da prima dell’arrivo delle attuali abbondanti piogge.
Adesso invece…
Si è interrotto il gioco di squadra, qualcuno a Palermo ritiene di poterne fare a meno. E’ una scelta, lo dico senza polemica. Inoltre, i trasferimenti di risorse dallo Stato si sono ridotti. Ciò dovrebbe imporre la cura del miglior risultato possibile in termini di gestione. Ciò nonostante – ripeto – sia il governo Berlusconi del 2001 che quello del 2008 hanno provatamente sostenuto la città di Palermo. Adesso il problema è fare fruttare al meglio questo sostegno, e non mi pare che adesso ciò avvenga sempre.
Si, ma scendiamo nella realtà.
Giusto, e parliamo di case concrete. Palermo ha ricevuto finanziamenti per la realizzazione di parcheggi, ma alcuni di essi, già pronti, non sono ancora operativi. Debbono essere attivati. Servirebbero inoltre una serie di mini parcheggi diciamo così “tematici”. Facciamo un esempio: chi deve fare la spesa a Ballarò o negli altri mercati ha difficoltà insormontabili negli spostamenti. Tali mini parcheggi servirebbero all’utente ma sosterrebbero anche direttamente una maggiore affluenza, e quindi l’economia dei mercati tradizionali. Un altro aspetto. Non può accettarsi la mancata concertazione con cittadini e società civile su questioni fondamentali per la città. Il Piano del Traffico non può essere affidato solo ai tecnici. Deve essere ascoltato chi vive, lavora e si sposta nella città. A questo proposito sono convinto che le giunte vadano costituite da politici, che hanno – o comunque dovrebbero avere per essere degni di questo nome – una visione di sintesi. Il tecnico ne deve essere il supporto.
Lei ritiene che Palermo sia adesso vivibile, ad esempio nella gestione dei rifiuti?
Bene, partiamo dal una questione centrale: la raccolta differenziata. Fatta bene è una straordinaria opportunità per la città. Fatta male può diventare una catastrofe. E ritorniamo così al punto della necessità della migliore gestione. La raccolta differenziata deve essere autentica e soprattutto tempestiva, lo sottolineo. Se ciò non dovesse essere, servirà solo a rafforzare la delusione del cittadino, deprimendone ulteriormente il senso civico, ed a trasferire il cattivo odore dalle strade ai condomini. Si deve costruire, e non solo tentare di imporre, una cultura della pulizia dell’ambiente. Il palermitano che butta la cicca per terra nella propria città e che è invece irreprensibile quando si reca fuori, è anche colà motivato da una ben differente cura dell’ambiente che condiziona al meglio. Insisto sul concetto di tempestività, se non si toglie regolarmente l’immondizia dai piccoli contenitori sul marciapiedi si demotiva il cittadino e lo si induce alla trascuratezza. Certo, sono necessari i mezzi, ma siccome le risorse erano giunte questo diviene un problema di buone scelte dell’amministrazione.
Non vorrei essere cinico. La foto della munnizza incombente è un must del frettoloso turista che giunge in città. Rappresenta simbolo e trofeo.
Chiariamo un punto. Da un lato il governo di un’area metropolitana non è cosa semplice. Dall’altro, e proprio per questo, ciò impone dedizione e la migliore capacità amministrativa. Palermo inoltre presenta delle specificità, e non è ad esempio paragonabile a Napoli, da cui le discariche distano in media trenta chilometri. Bellolampo è vicina, forse troppo vicina. Sono quindi diverse problematiche ed urgenze, ma è sempre necessaria la migliore capacità di gestione. Un’altra emergenza: le pericolose montagne di vetro e di taglienti lattine vuote nelle vicinanze dei pub il sabato sera. E’ questione da risolvere con capacità e buon senso. In altri paesi europei l’hanno risolta. Sempre in tema di ambiente deve essere affrontata la questione della carenza della manutenzione delle strade. Mi pare che gli stanziamenti fossero stati deliberati. Non risolvere tali questioni rappresenta radicale contraddizione con la vocazione turistica e di città d’arte che dovrebbe invece avere Palermo. E sempre per il turismo il problema è quello della scelta e della migliore gestione delle risorse disponibili. Ho apprezzato, ad esempio, che sin dal primo numero del vostro giornale portiate avanti una battaglia a favore del salvataggio e dello sfruttamento turistico dei graffiti dell’Addaura, che potrebbero divenire una straordinaria opportunità per la città.
Allora qual’è la strada giusta?
Senza dubbio quella che interpella i migliori requisiti di una reale capacità di gestione, della ragionevolezza e della concertazione, tutte abbondantemente innaffiate da una autentica “cultura del territorio”. Per le emergenze, considero priorità, oltre alla questione dei rifiuti, la illuminazione e la viabilità, con la realizzazione delle necessarie infrastrutture. Ma anche una maggiore professionalità nella battaglia contro lo smog, che è peraltro questione mondiale. Ma, in generale, la vivibilità della città è problema che si deve affrontare con una preventiva e seria concertazione con i residenti e con le categorie sociali interessate. E mi riferisco espressamente a Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Confindustria, e penso soprattutto alle piccole e medie imprese. Cittadini, commercianti, terziario dovrebbero essere, ad esempio, interlocutori diretti in ogni progetto di chiusura di vie al traffico. La pedonalizzazione non va decisa in astratto ma deve essere integrata e sostenuta da misure di incentivazione, anche fisiche, dello sviluppo delle aree da pedonalizzare. Un semplice esempio: hanno ragione gli operatori commerciali di via Maqueda quando ritengono che il restauro della Galleria delle Vittorie farebbe sorgere naturalmente punti di aggregazione sociale che sosterrebbero positivamente e motiverebbero al meglio la chiusura al traffico della via. Ma queste cose non possono essere gestite in solitudine da tecnici.








