Il fine della politica è solo occuparsi dei problemi della gente
Parlare di politica in un momento di crisi come questo può apparire fuori luogo ma se, come giusto pensare, la politica deve farsi carico delle difficoltà della gente, diventa quanto mai ineludibile.
Purtroppo il governo sembra sottovalutare le difficoltà dei cittadini e, di fronte alla crisi delle vendite, anziché detassare la loro busta paga incrementando così i consumi, preferisce aiutare le banche e le assicurazioni.
Persino di fronte a chi ha perso il lavoro giudica demagogico dare loro un contributo di disoccupazione, quando questo ammortizzatore sociale sappiamo bene che rappresenta il provvedimento più ovvio per evitare terribili conseguenze nella vita delle famiglie in generale e delle giovani coppie in particolare.
I rappresentanti del nostro Parlamento anziché incontrare i cittadini per sentire le loro ragioni amano fare passerella in televisione …. tanto al momento di ricandidarsi chi assicura loro la poltrona, il cittadino o il capo di Partito?
Anche a Palermo, l’amministrazione Cammarata, forse perché al suo secondo mandato, si disinteressa dei tanti palermitani che chiedono di coniugare sviluppo e lavoro.
Essa si preoccupa soltanto di portare avanti provvedimenti che, interessando soltanto delle minoranze, appaiono come provvedimenti meramente clientelari.
I soli che in tutto questo cercano di essere vicini alle esigenze della gente sono i rappresentanti delle circoscrizioni che si affannano a richiamare l’attenzione degli amministratori sulle principali esigenze della comunità.
Essi, proprio perché più a contatto con i reali problemi della gente cercano di portare avanti delle iniziative che puntualmente vengono mortificate sia dal fatto che le circoscrizioni non hanno autonomia sia perché gli amministratori comunali molto spesso sembrano privilegiare provvedimenti di una parte politica a discapito delle priorità cittadine.
La politica deve tornare a parlare con la gente.
Il cittadino è sempre più stanco e spesso reagisce con l’astensione dal voto e con una grave forma di rassegnazione verso una sempre crescente indifferenza.
La legge elettorale nazionale, avendo abolito le preferenze, ha alimentato un sempre maggiore distacco tra politica e cittadini.
I parlamentari sentono più forte il richiamo del capo partito rispetto alle richieste della gente.
Questa legge, tra le tante conseguenze, è sicuramente la più drammatica giacché il presupposto della democrazia poggia sulla capacità di cambiare le cose, promuovendo le persone degne di fiducia e lasciando a casa coloro che non meritano di essere rieletti.
C’è bisogno di una nuova politica e quando dico nuova politica intendo riferirmi alla possibilità di dare spazio a tutte quelle forze genuine fatte di passione, di competenza e di onestà che l’attuale situazione ha lasciato fuori dalle istituzioni.
I giovani hanno perso fiducia perché chi li ha governati ha solo alimentato incertezze e sempre più precariato.
La frase più ricorrente è che “i politici sono tutti ladri e corrotti”.
Evidentemente ciò non risponde al vero perché in tutti i partiti ci sono persone oneste e meno oneste, capaci ed incompetenti, generosi ed indifferenti, ma il singolare modo di formare la classe dirigente nel quale il compito di scegliere non viene dato all’elettore ma a pochi capi di partito, non solo impedisce ai migliori di emergere ma alimenta una sempre maggiore disaffezione verso la politica.
Una delle accuse più frequenti è quella di sostenere che le nuove generazioni non vogliono lasciare le famiglie d’origine, ma questa è la più infame delle accuse perché trascura la causa più profonda che riguarda invece la mancanza di certezze nel futuro da parte dei giovani.
Per risolvere molti dei problemi che impediscono il progredire delle nuove istanze, basterebbe far pagare il peso della crisi a quei settori che non solo non pagano alcunché ma non sono disposti, per eccesso di ingordigia, a rinunciare ad alcun privilegio.
Tutto ciò vale a cominciare dagli stessi parlamentari che potrebbero rinunciare ad alcuni loro privilegi anche per il solo motivo di essere credibili dando esempio della genuina volontà di cambiare le cose.
Trascurare ciò significa determinare brutte derive antidemocratiche che alla lunga potrebbero danneggiare la stessa armonia sociale.
L’unica alternativa alla democrazia è la democrazia.
Armiamoci dunque di una sincera voglia di fare pulizia delle persone inadeguate per assicurare a tutti un futuro migliore.
Già due secoli fa, il quarto presidente degli Stati Uniti, James Madison, diceva “Il buon governo è quello che sa scegliere i mezzi più indicati a raggiungere il suo scopo, cioè la felicità della gente”








