Rwanda, il genocidio dimenticato
Il 27 gennaio è il giorno della memoria. In questo giorno, si ricorda lo sterminio di sei milioni di ebrei, perpetrato dalla follia del nazionalsocialismo. In tutte le scuole italiane e in molti Paesi europei si parla della “Shoah”. L’obiettivo è quello di scolpire la Shoah nella mente di tutti noi e di quelli che verranno dopo, affinchè questa tragedia non si ripeta mai più. Il giorno della commemorazione consegna alla storia il secondo genocidio del secolo. Ma ciò che ancora non è stato consegnato alla storia, è il terzo genocidio, avvenuto nel 1994 in Rwanda. Lungi dall’essere espressione delle barbarie tribali di un popolo sottosviluppato, il genocidio in Rwanda è stato minuziosamente programmato e organizzato da una ristretta élite detentrice del potere politico, economico e militare. In soli tre mesi sono state uccise dalle cinquecentomila al milione e mezzo di persone a seconda delle stime; duemilioniottocento sono i rifugiati che hanno varcato le frontiere dei paesi vicini; duemilioni i profughi all’interno del paese. Il genocidio è il risultato di una organizzazione e pianificazione minuziosa studiata per diversi anni dalla minoranza etnica al potere. Tale evento catastrofico sotto ogni profilo, segnerà per molte generazioni la storia e la vita del Rwanda. Pochi si sono interessati a questa tragedia, anzi in tutti questi anni se ne è parlato pochissimo e non se ne comprende il motivo. Eppure un milione e mezzo di persone sono state trucidate a colpi di macete. Ancora vivide sono le poche immagini pervenuteci che ritraggono corpi gonfi galleggiare nelle acque dei fiumi o abbandonati sulle strade. Hotel Rwanda è l’unico documento cinematografico, dettato dalla sensibilità del regista Terry George, che strappa all’oblio gli accadimenti di quegli anni. Ricordare, testimoniare è quanto ci resta per combattere il passato e ripristinare la nostra umanità (Véronique Tadjo).








