Turismo

Due belle giornate a Castelbuono

Bene, i miei figli sono fuori Palermo per motivi di studio, e mi posso concedere un paio di giorni nella stupenda Castelbuono, per scrivere della Collezione Minà Palumbo e girovagare con mia moglie tra le sue belle vie medievali. Scendiamo all’Hotel Ypsigro, nome dell’antico borgo bizantino. La mattina successiva ci trasferiamo però nel bed and breakfast Villa Letizia, scelto frettolosamente al buio su una guida turistica, perché il più vicino al centro. Costi ridotti, estrema pulizia, finalmente la beatitudine del silenzio, un intero appartamento a disposizione e colazione senza limiti ci confermano il successo del rischio. Ci tornerò stabilmente e volentieri. Il primo pomeriggio è destinato al Museo Minà Palumbo, in via Roma. E’ ospitato nei locali attigui alla Chiesa della Badia, un Convento di benedettine del 1300, forse risalente al periodo normanno. Nel complesso religioso è ospitata la Biblioteca Comunale e le collezioni naturalistiche del Museo Minà Palumbo, dedicato al grande medico e naturalista nativo di Castelbuono. Francesco Minà Palumbo, nato nel 1814 e deceduto nel 1899, ha dedicato la sua vita alla raccolta ed alla catalogazione di svariatissimi reperti, tutti relativi al territorio madonita. Dalla zoologia, alla botanica, all’agraria, alla medicina, alla paleontologia, alla etnologia, alla linguistica locale ed ad altri aspetti dei luoghi. Le collezioni sono sterminate per numero di pezzi e di altissimo livello scientifico, e sono completate da volumi. Tra essi il Catalogo dei mammiferi della Sicilia, apparso nel 1866; Proverbj agrarj, 1854; e Prospetto degli studi di erpetologia in Sicilia, (1863). La visita del museo, che attualmente espone solo una minima parte delle collezioni, è stata resa gradevole dalla partecipata illustrazione di Patrizia Cicero. Apprenderemo che è prossima la pubblicazione di alcuni studi del Minà Palumbo per la Sellerio di Palermo. La serata si conclude con la straordinaria cena a tema volutamente unico, i funghi, presso il ristorante La Lanterna, in via Salita al Monumento, condotto da Giacomo di Pasquale, che basa la sua proposta sulla straordinaria cultura gastronomica madonita. L’indomani la visita al castello trecentesco con la visione della bella Cappella barocca di Sant’Anna, patrona di Castelbuono, cui ha lavorato Giuseppe Serpotta, fratello del più celebre Giacomo. Nella cappella è custodita la reliquia della Santa, trasportata dai Ventimiglia, dalla loro residenza a Geraci, a Castelbuono nel 1454. La costruzione del maniero è iniziata nel 1316, ad iniziativa di Francesco Ventimiglia, considerato il fondatore di Castelbuono. Il casato, trasferitosi dalla Liguria in Sicilia in età normanna, si insignorì del territorio madonita prima come conti, poi marchesi, poi principi, ebbe corte dapprima a Geraci e poi a Castelbuono, e ne mantenne il controllo, comunque, sino al 1860, data in cui l’ultimo discendente maschio, Giovanni Luigi VIII si suicidava  a Palermo. Tutto ciò, e molto altro, è sapientemente narrato dallo storico castelbuonese Antonio Mogavero Fina, ai cui libri, recentemente opportunamente riediti, rimandiamo chi voglia conoscere storia ed arte della città. Mi limito a ricordarne uno, capitatomi tra le mani nel 1980 ed ormai introvabile: I Ventimiglia, teatro e poesia alla corte e nel principato, (1964). Ed il riedito Castelbuono, sintesi storico artistica. Un ulteriore grande contributo all’approfondimento storico viene da Orazio Cancila, anch’egli castelbuonese, col suo volume su Castelbuono medievale e i Ventimiglia, (2010), che si conchiude nel 1502 e che, assai auspicabilmente, si concluderà con un volume successivo. Da segnalare anche il ponderoso volume I Ventimiglia. Castelli e dimore di Sicilia, di Salvatore Farinella, assai ricco di foto e cartine. Segue un buon pranzo al Rua Fera, che conferma come a Castelbuono si mangi assai bene. Nel pomeriggio le consuete telefonate a controllare le mie redazioni, quindi la visita alle chiese aperte. Tra esse non c’è quella di San Francesco. Sono però riconosciuto per strada, per alcune trasmissioni televisive su reti nazionali, dalla cortesissima quanto decisa Maria Bertola, medico naturalmente vocata alla conoscenza del territorio, in compagnia di Maria Pia Biundo.  Sopraggiungevano poi Nunzietta e Antonio Bonomo. Rapida consultazione: potrò visitare la chiesa, col chiostro e la splendida Cappella ottagonale di Sant’Antonio di Padova, mausoleo dei Ventimiglia, alla messa della prima mattina, officiata dal cortese parroco Padre Gabriele Barreca.

Nel frattempo la passeggiata continua con una obbligatoria “impinciuta” da Fiasconaro, pasticceria ormai nota sul pianeta per la qualità dei suoi prodotti, condotta in modo straordinario dai fratelli Fausto, Nicola e Martino. Poi ci perdiamo con i gioiellini in terracotta da Creta Arredamenti. La sera ritorniamo con l’acquolina in bocca a La Lanterna, quindi incontriamo il dinamico sindaco Mario Cicero con la cortese signora. Lo avevo già intervistato per il periodico palermitano Il Caffè, ma è sempre francamente un piacere vedere un vulcano in costante eruzione. L’abbondante colazione di Maria Letizia Fina, di cui è evidente il forte bagaglio professionale, dispone bene al ritorno in auto a Palermo. Presto ritornerò per scrivere di turismo e di asini per testate anglosassoni. Ciao Castelbuono, incantevole luogo di Sicilia.

La prima immagine è il ritratto di Francesco Minà Palumbo (1814-1899). A seguire una riproduzione dalla “Iconografia della Storia Naturale delle Madonie”.
Le immagini fanno parte di una splendida serie di cartoline realizzate nel 1999 dal Comitato Organizzatore del Centenario di Francesco Minà Palumbo, che possono essere richieste al Museo.