Per Richard Lynn i siciliani sono i più cretini d’Italia. Giungono invece a conclusioni sconvolgenti gli antropologi della redazione
Richard Lynn, professore emerito di Psicologia all’Università dell’Ulster, sostiene che i siciliani abbiano un quoziente di intelligenza di 89 e siano i meno intelligenti, in modo più spiccio i più cretini, d’Italia. Essendo invece i friulani i più geniali con un QI di 103. Il quoziente infatti decresce progressivamente da Nord a Sud. E c’è da dire che questa teoria ha avuto eco praticamente su tutta la stampa mondiale. Lynn, che non parla italiano e che non è mai stato più a Sud di Roma, basa il suo ragionamento su due indicatori: reddito ed apporti genetici. Il primo dipende dal secondo. Ed in Sicilia, secondo gli ultimi dati del 2009, il reddito è del 20,2% inferiore alla media nazionale. In realtà, conferma Lynn, che non è un antropologo, il deficit di intelligenza non è la causa ma il prodotto della costante miscellanea genetica dei siciliani con le popolazioni giunte dal vicino oriente e dal nord Africa, per lui assai meno intelligenti degli europei. Per Lynn, che a differenza del conterraneo Mack Smith non ha la solida formazione storica della scuola di George Macaulay Trevelyan, e che storico non è affatto, l’evidenza è dunque questa: al Nord stanno i geni, più si scende più si è cretini.
In Europa i migliori sono i tedeschi. Ancor di più cinesi e giapponesi “perché hanno la testa più grossa”. Per l’intelligente Lynn, della cui cervice non conosciamo la circonferenza, questo però vale ovunque ma non nel Regno Unito. Colà, il nostro scienziato, con evidente anglosassone coerenza, trova l’eccezione che confermerebbe la regola: i più intelligenti sono in Inghilterra, al Sud, mentre gallesi e scozzesi sono più cretini. Un’altra conferma della sua teoria Lynn la ritrova nel cibo. Lo scienziato nord irlandese, fortemente discusso anche nel Regno Unito e sotto diversi profili, e che sociologo non è, constata infatti che più si sale verso il Nord meglio si mangia. Naturalmente – aggiungiamo noi – ciò è facilmente riscontrabile da tutti i siculi che viaggiano. O no? Stupito dallo scalpore suscitato dalle proprie argomentazioni, Lynn ricorda di essere in contatto con un illustre economista del Nord Italia, il professor Tebellini “il quale però è un po’ scettico riguardo alla mia teoria”. Ma lui procede con britannica certezza nella sua strada e trova altre conferme in Lombroso, che però dichiara di conoscere assai poco. Lynn sarebbe felice di venire in Sicilia, ma teme per la sua incolumità e, in risposta ad una università siciliana – ma non precisa quale – che lo avrebbe invitato, ha chiesto di sapere preventivamente “quante probabilità ci sono che io venga ucciso”. Ed a sintetizzare l’elevato profilo scientifico della sua intuizione il nostro si paragona espressamente a Galilei, anch’egli incompreso nei suoi tempi. E’ giusto! Tutto ciò, ed altro ancora, è contenuto nell’intervista rilasciata ad Antonella Del Primo per la trasmissione della Rai La vita in diretta. Ciò è cronaca. Trattiamo adesso queste autentiche illuminazioni nel merito e per l’eco che ne hanno avuto sui media di tutto il mondo. E laddove nel primo caso non possiamo evitare le risate, nel secondo sono certi i dolori. Dal 17 febbraio scorso, data in cui abbiamo appreso di tali divine esternazioni, la redazione ha raccolto materiale sull’argomento, e – speriamo di sbagliare – non ha trovato particolare enfasi contestativa verso esse, ci è sembrato anzi di cogliere passività quasi vergognata, magari per la contestualità alle contemporanee rivendicazioni storico-culturali, oltre che politiche, del recente successo elettorale da parte della Lega Nord. Che crea soggezione agli incolti. E qui bisogna essere chiari. Abbiamo ammirazione per i leghisti, che si battono per la propria terra. Col film Barbarossa come con l’accaparramento di tutti i ministeri economici. La simpatia diminuisce quando parlano del Sud, pelosamente sorvolando sul fatto che alla loro economia “conviene” che qui si resti solo un grande mercato di consumo dei loro prodotti, che non faccia ad essi alcuna significativa concorrenza. E questa è una delle maggiori chiavi interpretative di tutta la storia dell’Unità. Anche se per noi Essa resta bene assoluto. Con franchezza: gran parte della colpa del minore sviluppo è però della povertà culturale e dell’assenza del senso della comunità da parte delle classi politiche meridionali e siciliane, incolte ed incapaci di difendere la propria terra. Spiace, ma è così. La questione vera è rappresentata dall’ininterrotto ruolo storico di troppi Calogero Sedara. Ma torniamo alle argomentazioni di Lynn. L’analisi storica del Maestro inizia dall’VIII secolo, dopo la caduta dell’impero romano, anche se quello d’occidente era però crollato prima, e con le invasioni della Sicilia da parte di popolazioni provenienti dall’Africa “o meglio in origine dal Libano”. Non potendosi per disarmonia cronologica riferirsi ai cartaginesi, presumiamo si riferisca probabilmente agli arabi, i cui geni avrebbero diminuito l’intelligenza sicula. Qui però nasce un problema. “Quegli” arabi portano in Sicilia ed in Europa Avicenna ed Averroè, filosofia e saper medico. Sono gli inventori del numero zero, sono coloro che introducono colture e metodi agricoli e di irrigazione sconosciuti in Europa. Richard, ti sembrano cretini? A lungo essi combattono in Sicilia con i bizantini, che cretini non dovrebbero essere atteso che il loro impero durerà per altri ottocento anni, ed essi per qualche tempo faranno di Siracusa la loro capitale. Ma non posso pretendere che questo Richard lo conosca. Poi giungono i normanni, francesi originari dalla Danimarca. La loro fusione con gli arabi porta Palermo ad essere la capitale del regno più colto, ricco e potente d’Europa. Esteso – guarda caso – giusto tutto il Meridione. Ma Richard anche questo lo ignora. Dopo di essi i tedeschi di Federico II di Svevia. Palermo è di fatto capitale dell’impero germanico, ma anche culla della lingua italiana, lo dice esplicitamente pure Dante Alighieri. Ma per il buon Richard non erano i tedeschi i più intelligenti? Ad essi seguono i francesi, che non provengono dall’Africa. Gli aragonesi di Barcellona, la parte più dinamica della Spagna. Poi i castigliani del Nord. Tutti stupidi? Quindi gli asburgici ed i primi savoiardi. Che Richard, e non solo lui, ignora divennero re ottenendo il regno di Sicilia. Prima erano solo duchi. Ma questo anche i Savoia lo hanno dimenticato presto. Per giungere al Regno dei Borbone, casa di Francia e di Spagna. E per brevità non ho trattato gli insediamenti in Sicilia di pisani e genovesi, la fortissima colonizzazione lombarda di cui restano tuttora tracce, le libere uscite dei crociati francesi ed inglesi in transito, le basi in Sicilia dell’Ordine Teutonico, gli entusiasmi amorosi dei soldati italiani del nord dopo l’Unità e sino alla tragica regionalizzazione dell’Esercito, le pulsioni sessuali degli statunitensi dopo il luglio 1943. E se consideriamo gli attuali flussi immigratori dal Nord Africa e dai Balcani, l’evidenza dei numeri ci dice che sono assai maggiori verso il Nord Italia. In sintesi il bilancio degli apporti di sangue in Sicilia è sbilanciatissimo, ma verso il Nord. E’ un fatto, come è un fatto che Richard mi risulti più che ignorante, ovviamente nel senso montanelliano del termine, della Storia. Ancora, se andiamo invece più indietro nel tempo troviamo i Vandali, che vengono dalle pianure del Nord Europa, e prima ancora l’impero romano. Richard, temo tu abbia preso una cantonata. E lì, caro sempliciotto dell’Ulster, iniziamo a parlare del secondo indicatore da te utilizzato: il livello del reddito. Nel 1860 infatti il Regno delle Due Sicilie era uno dei pochissimi stati europei con il bilancio in attivo mentre il Regno di Sardegna – perché così si chiamavano i piemontesi che avevano ottenuto di scambiare le due isole – aveva i conti più dissestati d’Europa. Napoli era la città più ricca e popolosa d’Italia ed aveva la prima linea ferroviaria italiana. Mentre Palermo non aveva ancora perduto il suo grande passato reale e vicereale. E l’economia siciliana aveva vivezza di propensione al commercio internazionale, poi distrutto dalla politica italiana protezionista ed antifrancese. Francia che invece, anche per questione di letto e di corna, aveva autolesionisticamente appoggiato l’Unità. Poi arrivano i piemontesi liberatori. Le prime cose che fanno sono prendersi tutto l’oro dei banchi siciliani e napoletani; distruggere finanziariamente il meridione col folle cambio imposto tra le valute del Regno delle Due Sicilie con quella piemontese, assai meno pregiata; svuotare le campagne e distruggere l’agricoltura imponendo la leva obbligatoria, che è sconosciuta al Sud e fa esplodere per reazione il brigantaggio. Così è crollata un’economia ancora viva, è iniziata la discesa del reddito del Sud e la questione meridionale. L’esatto contrario di quanto predica adesso il federalismo del Nord, è quanto i piemontesi hanno voluto fare allora. Ma quanto bastevole per cambiare sino ad un’altra svolta della Storia, quella di un intero popolo. Da allora l’emigrazione dei migliori siciliani, che apportano ad altri i loro geni innalzandone i quozienti. Ma tutto questo Richard, purtroppo, non lo sa. Gli consigliamo di studiare la Storia e poi di venire in Sicilia. E lo rassicuriamo sulla sua incolumità. Il massimo che rischia in questa disgraziata ma civilissima terra è una pernacchia, alla Edoardo De Filippo. Questa redazione sarà in prima fila. E tuttavia, per scrupolo scientifico, abbiamo sottoposto le analisi di Lynn ad autorevolissimi antropologi, più idonei di noi a trarre giudizi. La conclusione è stata univoca. Sembra infatti assodato che i cretini non siano molti e non vivano in Sicilia. Consigliamo all’Università irlandese allietata dalle dottrine di Lynn, cui manderemo copie di una storia della Sicilia di Quatriglio nella versione inglese e di questa rivista, di procedere con la massima celerità alla misurazione del quoziente intellettivo di Lynn. Anche per escludere, sul piano scientifico, che qualcuno possa immaginare di trovare inaspettate soluzioni alla questione dell’anello mancante nel processo dell’ominazione.
Nella foto Richard Lynn
aggiornamento
MA LYNN CONOSCE IL GOOGLE TECHNOLOGY USER GROUP DI PALERMO?
A proposito delle intelligenti argomentazioni di Richard lynn il dott. Pietro Cucchiara ci informa dell’ esistenza a Palermo di uno dei gruppi di informatici ed ingegneri più attivi e famosi nel mondo, palermitani.
Progettare ed eseguire applicazioni servendosi dell’infrastruttura telematica che Google utilizza per le sue applicazioni web. Questo è “Gae”, Google App Engine, il nuovo programma presentato a Palermo da Ikai Lan un ingegnere del software di San Francisco (California) che lavora per il “Developer Programs Groups” di Google. La scelta è ricaduta sul capoluogo siciliano perché a Palermo c’é uno dei gruppi di appassionati informatici e ingegneri (Google Technology User Group) più attivi e famosi nel mondo (127 mentre in Italia sono 3). L’incontro all’Istituto tecnico Vittorio Emanuele III, è stato organizzato dal Gtug di Palermo con la collaborazione di Sviluppo Italia Sicilia. La nuova tecnologia è consigliata ad esempio alle aziende start up che non possono mantenere risorse inutilizzate. La quota gratuita è di 500 MB di spazio per l’applicazione e un consumo di Cpu e banda per servire 5 milioni di page views al mese. ”La visita di Ikai Lan – dice Francesco Passantino, ingegnere e fondatore del Gtug di Palermo – ci riempie di soddisfazione. E’, infatti, la prima volta che un rappresentante di un colosso del settore sceglie il capoluogo siciliano per sostenere una community. E’ un modo per gratificare e dare atto della qualità del lavoro che facciamo. Non tutti sanno, infatti, che Palermo ‘sforna’ i migliori cervelli informatici”. Passantino stesso è uno dei “Google qualified developer”, qualifica che si è guadagnato dopo una lunga serie di esami da cui sono stati promossi solo 51 tecnici nel mondo. Lo scopo del Gtug, nato a Palermo qualche anno fa, è quello di dare agli sviluppatori informatici siciliani l’opportunità di incontrarsi ed imparare (o insegnare) qualcosa di nuovo sull’universo delle tecnologie Google. Un gruppo di appassionati che ha creato una comunità per lo scambio di know how.








