Il dissalatore di Palermo
Parodiando Adam Smith: esistono luoghi in cui un bicchiere d’acqua vale più di un diamante. Generalmente si tratta di zone piccole e/o isolate, che in caso di crisi idrica sono impossibilitate ad impiegare i tradizionali mezzi di approvvigionamento, ma abbondantemente soleggiate e ricche di acque salmastre. In questi luoghi sarebbe auspicabile la costruzione d’impianti che, pur avendo un costo iniziale superiore alla media, assicurino un’erogazione costante e pulita, con ripercussioni sicuramente positive per l’economia locale. Un team d’ingegneri (Andrea Cipollina, Giorgio Micale e Lucio Rizzuti) dell’Università di Palermo ha raccolto la sfida e, in collaborazione con il prestigioso Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems, ha sviluppato un dissalatore doppiamente innovativo, alimentato da pannelli solari. Il punto forte di questo progetto è l’unità di dissalazione, costituita da una membrana idrofoba avvolta a spirale ed attraversata in verso opposto da due fluidi di diversa temperatura; il più caldo, circa 80°, evapora parzialmente ed attraversa la membrana, per poi condensarsi su un’apposita superficie plastica raffreddata dal fluido più freddo (acqua di mare a temperatura ambiente). Durante il processo, i due fluidi tendono verso l’equilibrio termico, perciò il residuo della distillazione può essere re-immesso nell’ambiente senza rischi, mentre il fluido freddo raggiunge i 70° circa e, con un piccolo ausilio energetico fornito dai collettori solari, può essere impiegato nuovamente, stavolta come fluido da distillare. L’acqua così prodotta non necessita di ulteriori trattamenti. Presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica di Palermo è stato montato un impianto, di piccole dimensioni ma capace di produrre 150 litri al giorno, che presto sarà trasferito a Tunisi nell’ambito del Progetto Lympha. Per lo sviluppo dei componenti sono state coinvolte le siciliane “Energia” e “Idea”. A Pantelleria sarà presto operativo un impianto da 5000 litri: il progetto prevede di sfruttare anche il calore, finora inutilmente disperso, proveniente dal circuito di raffreddamento della centrale termoelettrica dell’isola. Nonostante i numerosi partners europei per le due iniziative (www.mediras.eu, www.prodes-project.org), nessuna azienda italiana produce questo tipo di apparecchiature su larga scala.
foto©Fabio Savagnone








