Gli Artisti
Dio protegga gli Artisti, esseri senza cattiveria, perché vivendo nel sogno, hanno altro a cui pensare, e quando mettono i piedi sulla terra, sono come bimbi sapienti che accompagnano il pane che mangiano con l’arte.
A volte sembra che gli Artisti siano divisi in due categorie: la A, e la B. La A comprende gli Artisti che sono diventati noti, per un gioco del destino. Qualcuno dirà “ma questa notorietà bisogna guadagnarsela?!”, certamente, questo è sottinteso, ma se non hai quel briciolo di fortuna dalla tua parte…; quindi dicevamo che essendo noti, quasi sempre possono vivere di una esistenza agiata, o perlomeno tranquilla.
Poi ci sono gli Artisti della categoria B, e cioè i meno fortunati, quelli che non hanno niente ed ogni giorno si trovano davanti a mille problemi. Dimenticavo: entrambi le categorie sono anche composte da persone che hanno tutte quelle qualità tali da configurare un vero Artista: sensibilità, tecnica, cultura, immagine, serietà professionale, esperienza.
Ricordo sempre un ragazzo, anche lui allievo della mia maestra di pianoforte; era molto portato per la musica, ma purtroppo dovette lasciare gli studi perchè la sua famiglia aveva bisogno del suo lavoro, nonostante la buonanima della mia maestra Gianna, gli desse gratuitamente lezioni.
Ricordo che fu talmente amareggiato che lasciò i suoi libri ed i quaderni di musica.
Se quel ragazzo avesse avuto la possibilità di continuare gli studi sarebbe potuto diventare un buon professore d’orchestra, o un direttore d’orchestra, addirittura un concertista, ed essere anche in grado di rendere “Pan per focaccia” ad uno di quelli, tronfi e pieni di arie, che hanno avuto su un piatto d’argento i mezzi per poter arrivare senza alcuna difficoltà. Non dobbiamo mai smettere di pensare che tra gli operai delle fabbriche, tra gli impiegati, tra la gente meno fortunata, ci sono sempre stati potenziali talenti che purtroppo giocoforza, hanno dovuto prendere strade diverse per poter campare.
In una nazione civile, quando un direttore dirige un’orchestra, è come se dirigesse una nave, dentro la quale il grande significato che si da alla cultura, tiene anche conto di quei cittadini che non avendo i mezzi necessari per lo studio dell’arte, vengono aiutati con sussidi ed agevolazioni.
In un paese dove non si tutela l’arte, nemmeno il direttore con la sua orchestra viene preso in considerazione, specialmente in un territorio dove le manifestazioni dell’arte vengono erroneamente considerate appannaggio di un’elite.
Molti Artisti pur avendo talento, ma non avendo lavoro, vivono in condizione di totale indigenza, che a volte viene male interpretata definendola romantica visione di tipo Bohémien,che purtroppo spesso nasconde a volte, tragici aspetti.
Molti di questi Artisti diventati anziani, e non avendo maturato i contributi tali da poter avere diritto ad una piccola pensione trovano aiuto nella grande famiglia della “Caritas”, ma sono solo in pochi.
La legge Bacchelli aiuta solo gli Artisti noti, come se gli altri potessero vivere di aria, dopo aver lungamente onorato la terra in cui vivono con la loro opera. Lo stato deve aiutare, tutti gli Artisti, come si fa negli Stati Uniti, in Francia, ed in tanti altri paesi: non possiamo ricordarci di amare la Patria e commuoverci solo quando ascoltiamo l’Inno di Mameli.
A Milano esiste la storica casa di riposo per artisti “Giuseppe Verdi”, splendido scrigno di cultura e di umanità. Auspico che altre città importanti si facciano carico di questo problema.
Quante volte si è detto che per essere Artista bisogna avere la pelle dura, anche perché il suo campo di azione è uguale a quello di un campo di battaglia, dove la sensibilità che è qualità importante, ha purtroppo il suo lato negativo, perché spesso ti fa soffrire. Tra le tante citazioni c’è ne una che non sbaglia di una virgola: per fare l’artista hai bisogno di tre F :Fortuna, Fortuna, e Fortuna!
Dio protegga gli Artisti: i Musicisti, gli Attori, i Compositori, i Cantanti, I Ballerini; gli Scrittori,
i Poeti, i Registi, i Clown, i Giocolieri, gli Acrobati, i Domatori, i Pittori, gli Scultori, i Fotografi,
gli Artisti di strada, e tutti quelli che pur se non appartenenti queste categorie, lo sono trasversalmente, e fanno il loro lavoro nell’Arte, per l’Arte, e con l’arte. Amo definire questi signori: “I Muratori della Cultura”, e mi piace ricordare una citazione di Guy de Maupassant: “i grandi Artisti sono quelli che impongono all’umanità la loro particolare illusione”, ed io proseguo dicendo: “facendo stare bene chi vive di questa illusione”.
Sono loro quelli che hanno il compito di farci sognare, con la loro performance, o opera d’arte che dir si voglia, e sono loro che hanno il privilegio di poter entrare o di uscire in ogni momento dalla porta del reale, ecco perchè l’Artista ha la sua aureola di Santità che lo circonda, il suo verbo è il mistero, che più diventa tale, quanto più il suo messaggio è chiaro.
Dio protegga gli Artisti dai tagli alla Cultura, dalla chiusura dei Teatri e dei Cinema: “anche senza Arte, la vita perde il suo fascino”.
Noi che abbiamo sempre in testa gli Artisti più noti, quelli delle enormi cifre, pensiamo un attimo agli Attori delle compagnie più sconosciute che annualmente quasi come in un rito sacro, con grandi sacrifici mettono in scena i loro lavori teatrali, accompagnati quotidianamente dall’intenso applauso di una platea affascinata. Spesso questi Artisti, pur essendo bravissimi hanno paghe che non sono per niente equiparate al loro tipo di lavoro, mi permetto di dire, provando per loro grande ammirazione, e rivolgendomi a loro come ci si rivolge verso qualcosa di sacro, che fanno tutto ciò per passione, ma è una passione che in compenso ti da sulla pedana di un Teatro, quella incredibile emozione che nessuna cosa al mondo, nessuna cifra, può essere ad essa uguale.
Ricordo una Pittrice, che andava a comprare piccole tele in un negozio dove spesso ero solito anch’io comprare, e su ognuna di queste tele dipingeva piccoli paesaggi. Mi aveva confidato che spesso non trovando l’acquirente li barattava con il macellaio o il salumiere, o con chicchessia ne avesse avuto bisogno. Quello che mi colpiva di lei con quel suo accento teutonico era la sua naturalezza e l’eleganza delle sue movenze; quando parlava con quella voce dolce e suadente. Mi chiedevo perché vivesse a Palermo, ed infatti dopo qualche mese non la vidi più; sicuramente se si fosse trovata bene, in quel negozio dove anch’io ero solito comprare materiale per la pittura, un giorno o l’altro l’avrei ritrovata intenta a parlare con qualche altro cliente, ascoltando la sua voce inconfondibile.
Tanti anni fa mi trovavo a Firenze, e passando per una di quelle strade del centro storico, vidi un giovane intento a disegnare per terra una splendida Madonna col Bambino, mentre da un suo registratore veniva fuori la famosa “Aria sulla quarta corda” di J. S. BACH. Mi fermai ed ebbi la sensazione di vivere del momento di uno splendido spettacolo. Poi la musica finì, e qualcuno degli astanti buttò qualche monetina sull’immagine sacra della Madonna col Bambino, venuta dal nulla, quasi per miracolo.








