Musica

La vita è bella davvero! Il Candide di Bernstein

Quest’anno il teatro musicale ha avuto modo di vedere in scena un’opera particolare, insolita e spettacolare come il Candide di Berstein riproposta nell’ambito del progetto TLT (Teatro Lirico Toscano) nei teatri di Lucca, Ravenna, Livorno e Pisa ed il prossimo autunno in scena anche nei principali teatri polacchi.
I due cast italo-polacchi, contrassegnati da specifiche scelte vocali, si sono attivamente impegnati a rendere credibili e pregnanti gli accorgimenti registici molto moderni adottati dal polacco Michał Znaniecki.
In questa interessante quanto singolare produzione, i protagonisti animano il cartellone pubblicitario di una stazione metropolitana parigina spesso balzandovi fuori e mescolandosi con la gente ‘comune’ in attesa della metro.
Le complesse e surreali vicende di Candide e Cunegonde sono dunque risolte su piani spaziali e temporali concatenati. Dal castello della Westfalia al Casino di Venezia, tra morti annunciate e miracolose ricomparse, i tanti personaggi percorrono uno spazio scenico a dire il vero alquanto angusto ed poco illuminato in cui non giova il colore viola adottato per i costumi – senza esclusione per i cappucci laminati dei boia che uccidono Pangloss e ne mangiano le interiora.
Non potevano mancare in questa altri elementi ricorrenti nelle altre produzioni registiche di Znaniecki: la gabbia e la morte. Il primo compare in maniera esplicita nel primo atto: Cunegonde è divenuta una prostituta d’alto borgo che dispensa servigi all’ebreo e al vescovo in un’esplicita denuncia del potere corrotto e lussurioso della chiesa che imprigiona persone e cose nelle sue ferree trame perbeniste e viziose. La gabbia diventa un elemento implicito anche in altre scene ‘al chiuso’: la stessa metro, la frontiera, la nave, il Casino di Venezia, sono luoghi in cui l’essere umano rimane diversamente prigioniero. Unico spazio aperto la foresta del Sudamerica, ipotizzabile richiamo a Rousseau e a quel mito del ‘buon selvaggio’ di cui gli abitanti dell’Eldorado compiono pienamente la metafora.
Altro elemento: la morte, o meglio in questo caso, il suicidio di massa con cui il regista ha scelto di concludere l’opera. Solo Candide non si stende sulle rotaie e nell’accordo conclusivo dell’opera balza ancora una volta e per sempre all’interno del cartellone pubblicitario per tornare all’interno di quel ‘migliore dei mondi possibili’ e continuare nonostante tutto ad avere fiducia nella dottrina positivista di cui è stato nutrito.
Wojciech Sokolnicki, Candide, alla sua prima esperienza su un palcoscenico, ha proposto una voce di bella qualità sebbene molto immatura e poco incisiva, qualità assolutamente consona alla sua impacciata e poco convincente presenza scenica.
Decisamente più convincente e coerente sia vocalmente che scenicamente l’interpretazione del  protagonista maschile proposta da Leonardo Alaimo, giovane tenore emergente dal timbro puro e dalla linea di canto…semplicemente italiana, alla quale si unisce una fisicità assolutamente adeguata al ragazzo di Voltaire voluto dal regista polacco rigorosamente in jeans e felpa.
Si contendono – ahimè – il primato di banalità le voci sopranili delle due Cunegonde, entrambe polacche Ewa Majcherczyk ed Aleksandra Kubas, precise sì ma assolutamente ordinarie nei timbri vocali e nell’interpretazione se si pensa che persino la celeberrima “Glitter and be gay” è stata eseguita in entrambi i casi senza neppure una tentata varietà dinamica.
Alternatamente nel ruolo di Pangloss Nejat Isik Belen, convincente anche se spesso forzato nell’emissione e Piotr Pluska dotato di un bel suono sebbene talvolta fisso nelle sfumature dinamiche sul piano.
Sylwia Zlotowska ed Ozge Kalelioglu hanno interpretato il ruolo della cinica e sfrontata Old Lady scenicamente resa in maniera più convincente dalla seconda, sciolta in scena ed evidentemente più consapevole da un punto di vista vocale.
L’italiano Giuseppe Di Paola di bella qualità vocale è stato alternato da un tiepido inesperto Maciej Bogumil Nerkowski nel ruolo di Maximilian.
Al resto del cast va riconosciuto un grande impegno che diventa assolutamente evidente nelle parti corali ove ciascuno suggerisce un’intenzione scenica ai compagni in un ritmo serrato ed in una complementarietà frutto sicuramente di uno straordinario lavoro di squadra.
La musica di Berstein è stata eseguita con mirabile precisione, accuratezza ed ironia dall’Orchestra del Teatro del Giglio, nonostante la precaria guida del M° Elio Boncompagni.
Ogni personaggio, principale e non di questo Candide diventa filosofo della contemporaneità e persecutore egoista della propria salvezza, fosse questa anche la morte…solo in questo modo infatti il cerchio sembra chiudersi e quel ‘mondo perfetto’ divenuto imperfetto sulla terra si sposta su un piano metafisico per riacquistare la sua perfezione.