Dalla televisione al web
Questa storia ha inizio nell’ottobre 2005, da allora e sino a metà 2006 ho condotto sulle tre emittenti televisive che facevano capo al Centro Televisivo Palermitano dell’editore Francesco Mannino (Video Due, TRS e Canale 33) la trasmissione Diritti Negati. La mia scelta era stata di far parlare la gente comune dei problemi di ogni giorno, non quella codina di far fare passerella ai politici, di professione e di complemento. I problemi toccati erano stati svariatissimi, dalle tragiche insufficienze della assistenza pubblica al precariato – quello che con retribuzioni maltusiane fa crescere dolosamente i dati dell’occupazione –; da intraprese o settori economici che non possono – o forse in Sicilia non devono – decollare, e sono strangolati ed impediti da burocrazie impossibili e normative imbelli, alle assurdità progettuali del cosiddetto passante ferroviario di Palermo; da misteriosi ritardi negli allacci telefonici alle battaglie contro la munnizza; ma anche, in positivo, parlando della bellezza di canzoni e ballate in lingua siciliana – non in dialetto – e di quella dell’artigianato la cui tradizione va perdendosi.
La trasmissione ha avuto un successo clamoroso, e numerosi casi segnalati sono stati risolti improvvisamente ed enigmaticamente. Tali riscontri sono stati però possibili solo grazie ad un forte impegno di un gruppo redazionale che ha lavorato senza tornaconto e grazie alla coraggiosa scelta dell’editore che ha voluto rendere una ospitalità ed un servizio gratuitamente alla comunità civica.
A distanza di tempo, un gruppo di amici mi chiede adesso di continuare le stesse battaglie di civiltà sulla rete, e mi accingo a farlo con entusiasmo. Le coordinate sono chiarissime. Parleremo della gente e faremo parlare la gente. Quella della vita d’ogni giorno, polmone vitale della città e della Nazione. Su cui prospera, sfruttandola, una vorace classe di opportunisti.
Scriveremo del male ma anche del tanto bene presente nella comunità civile, quello che spesso non ha rilievo e di cui non si parla, perché non fa notizia. Verso la politica abbiamo però considerazione. Essa è necessaria, mentre vittimismo e menefreghismo non conducono a risultati utili. Tuttavia è lampante l’esigenza di una sua rigenerazione etica ed antropologica. In assenza di essa esiste il pericolo reale del suo distacco totale – già iniziato – dalla realtà, e dell’arrivo dell’uomo del destino, accettato da plebisciti di emozioni ed assenza di ragione. Per questo vogliamo essere pungolo continuo perché vengano rispettati i diritti, naturali e positivi, dei componenti la comunità, perché essi non si disaffezionino definitivamente.
Osserviamo peraltro le tante testate più o meno giornalistiche che appaiono come funghi prima di ogni tornata elettorale, fanno pubblicità più o meno velatamente per singoli o gruppi di candidati, e scompaiono rapidamente dopo l’evento. Osserviamo pure l’impressionante insufficienza programmatica e la progressione geometrica dell’affermarsi dell’insulto al posto del confronto e del ragionamento. Anche per questo, pur essendo già operativi, andremo in rete solo dopo le elezioni del 13 e 14 aprile.
I nostri personali convincimenti non debbono influire sulla scelta di quali diritti negati ai cittadini debbono essere per primi da noi tutelati. Né le nostre osservazioni possono essere castrate dalla rigidità della par condicio. E le nostre denuncie non possono essere deformate in strumentalizzazioni politiche.L’obiettivo della rivista è quello specifico di recuperare alla dignità del diritto di cittadinanza tanti componenti la comunità civile, ormai considerati e regrediti al rango di sudditi. Fateci gli auguri.
Giovanni Paterna








